Ivrea, autopsia sul ladro. Lo sparo del tabaccaio dal balcone e alle spalle

L'esame svela che Iachi Bonvin non scese in cortile. Non collima con la sua ricostruzione

Ivrea, autopsia sul ladro. Lo sparo del tabaccaio dal balcone e alle spalle

Nessuna colluttazione, nessun colpo sparato frontalmente per difendersi. Franco Iachi Bonvin, sessantasette anni, il tabaccaio che giovedì scorso ha «freddato» il moldavo ventiquattrenne Ion Stavilla, che si era introdotto nella sua tabaccheria di Pavone Canavese (Torino) per svuotarla, non sarebbe sceso in cortile ma avrebbe fatto fuoco dall'alto.

L'autopsia, eseguita ieri mattina a Strambino dal medico legale Roberto Testi, non combacia minimamente con la ricostruzione dell'uomo, che ora è indagato per rispondere di eccesso di difesa. Ma l'imputazione nelle prossime ore, alla luce delle nuove perizie, potrebbe cambiare.

L'esame autoptico svela, infatti, che lo straniero è stato ucciso mentre era di spalle e il foro sul suo petto non sarebbe stato procurato dall'ingresso del proiettile ma dall'uscita. Il tabaccaio, che in Procura si era inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere, verrà ascoltato quindi dal procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando nei prossimi giorni. Il colpo, partito dal suo Revolver 357 regolarmente detenuto, avrebbe raggiunto la vittima mentre era ancora in cortile trafiggendolo nella parte destra del cuore, permettendogli di fare quindi ancora qualche passo prima di arrendersi alla morte e accasciarsi a terra, a poca distanza dalla tabaccheria, nel punto dove è stato trovato dalla polizia.

Ma il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, chiarisce che ci vorrà tempo per avere un quadro più definito della situazione e trovare riscontri per accertare o smentire quanto raccontato dal tabaccaio agli investigatori.

«Dobbiamo ancora confrontare l'esito dell'autopsia con la perizia balistica - spiega - e soprattutto, dobbiamo trovare ancora i proiettili». «Bisognerà analizzare anche i risultati della perizia balistica - aggiunge Ferrando - e gli accertamenti dell'impatto dei proiettili sull'asfalto o sul pavimento del locale». Proiettili che ancora non sono stati ritrovati. «Nel revolver - sottolinea - abbiamo rinvenuto sette bossoli».

«Siamo con Franco», dicono i commercianti di Pavone Canavese (nel Torinese) e dei comuni vicini che ieri hanno organizzato una fiaccolata in solidarietà, alla quale hanno aderito oltre ai cittadini i colleghi di Pavone, Ivrea e Cascinette, ma anche sindaci e esponenti di Lega e Forza Italia.

In molti sono convinti che l'uomo, finito giù in passato nel mirino di rapinatori e ladri si sia solamente «difeso a casa sua». E ieri lo hanno ribadito compatti, incontrandosi davanti alla Chiesa del Sacro Cuore di San Bernardo d'Ivrea per poi raggiungere la tabaccheria Winner.

Il ministro dell'Interno, che nei giorni scorsi si era schierato con Iachi Bonvin, rimane sulla stessa linea: «Ci sono indagini in corso, saranno i giudici a dire chi ha fatto cosa. Ma io sono sempre dalla parte di chi è aggredito e non di chi aggredisce. Il rapinatore è un mestiere rischioso». Diplomatico il premier Giuseppe Conte: «Il presidente del Consiglio è un giurista, raccomanda ai giudici di emettere le sentenze, vedere sui giornali delle ricostruzioni ci sta tutto, ma mai mi permetterò di entrare in un caso specifico». «Non ho elementi, non ho studiato il caso - aggiunge - Salvini ha fatto un ragionamento astratto, e comunque non è detto che io e Salvini si debba avere le stesse opinioni su tutto».

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