Johnson finisce in isolamento nella settimana del "rilancio"

Un collega di partito è positivo e il premier si ferma. Attese misure su economia e fisco. E il vertice Brexit

Il primo ministro inglese Boris Johnson è da domenica sera in isolamento a Downing Street per essere venuto a stretto contatto con il parlamentare conservatore Lee Anderson, risultato poi positivo al Covid. Ad annunciarlo su Twitter è stato lo stesso Johnson in un video dal piglio gioviale in cui assicura di sentirsi «sano come il cane di un macellaio». Nonostante «sprizzi anticorpi» ha continuato è giusto auto isolarsi come richiesto dal Servizio Sanitario. Il riferimento del primo ministro è allo scorso marzo quando Johnson non solo risultò positivo al nuovo virus ma fu costretto a ricorrere alla terapia intensiva e all'ossigeno. La Bbc riporta che nel mondo sono stati finora contati oltre 25 casi di persone guarite e poi ricontagiate, segno che l'eventualità di una ricaduta esiste anche se la possibilità rimane molto bassa e ancora ignote le cause.

Assieme a Johnson e ad Anderson altri 5 parlamentari conservatori sono stati invitati ad autoisolarsi, assieme a 2 collaboratori. Tutti parlamentari del nord dell'Inghilterra, tutti presenti a un incontro di lavoro a Downing Street per discutere come rilanciare l'agenda governativa a favore del red wall, la fascia del Paese che si estende tra le Midlands e il nord, dal passato industriale e tradizionalmente laburista, che nelle ultime elezioni ha dato fiducia a Johnson e alle sue promesse di livellamento economico e sociale. È stato questo uno dei due pilastri politici del successo dei Tories, essendo l'altro la promessa di concludere il capitolo Brexit e voltare pagina. In un anno in cui la gran parte delle energie fisiche e politiche sono state spese per la gestione della pandemia, entrambi sono ancora dei grandi punti di domanda.

Nelle intenzioni di Johnson è questo il momento per il rilancio dell'azione governativa, uno spartiacque per il suo futuro politico inaugurato dall'allontanamento di Cummings, con l'isolamento che però non favorisce né da un punto di vista pratico né tantomeno mediatico la nuova fase. Questa e le prossime settimane saranno punteggiate da una serie di annunci di politica fiscale, economica, industriale al cui centro l'esecutivo inglese pone una nuova agenda verde con l'obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. Fondamentale dovrebbe essere l'annuncio della messa al bando dal 2030 di nuove auto a benzina e diesel.

Ciò che non cambia è il pantano Brexit, con le parti riunite a Bruxelles per l'ennesimo round di colloqui. La speranza è trovare un accordo prima del Consiglio Europeo del fine settimana, considerando i tempi tecnici per traduzioni e ratifiche da parte europea è l'ultima chiamata. Dopo 10 mesi di discussioni tecniche non si è trovato un accordo su pesca, concorrenza e meccanismo di regolamento delle dispute. Così come 10 mesi fa con il trattato di uscita dall'Ue la soluzione non può che essere politica, con Johnson che dovrà mediare tra la maggioranza del proprio esecutivo che spinge per un compromesso prudente e le richieste che arrivano dal nord.

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