Il senso della guerra è radicalmente cambiato nelle ultime settimane. L'Ucraina, forte di uno sviluppo tecnologico rapido e funzionale, non solo ha rialzato la testa ma sta mettendo in grande crisi l'esercito russo ormai bloccato sul campo e incapace di avanzare. Al punto che gli strateghi di Kiev, tra un colpo a lungo raggio e l'utilizzo di nuovi missili e droni, potrebbero addirittura pensare di riprendersi territori che sembravano ormai irrimediabilmente persi. "L'Ucraina potrebbe presto isolare la Crimea dalla Russia", ha detto il comandante delle forze armate ucraine senza pilota Robert Brovdi. Secondo l'ufficiale, l'obiettivo "è costringere Mosca a ritirare le truppe, non a progredire. Sarà difficile per i militari restare in Crimea e nelle aree temporaneamente occupate". Una svolta possibile, che potrebbe mettere ulteriormente spalle al muto la Russia. "Nei primi mesi dell'anno abbiamo distrutto 174 complessi di difesa aerea russi per un valore di circa 5,4 miliardi di dollari", ha aggiunto.
Solo ieri la Marina ucraina ha rivendicato il lancio di alcuni missili Neptune contro una base militare russa a Sebastopoli, proprio in Crimea. Attacchi che si sommano a quelli lungo raggio portati a termine grazie ai "Flamingo", i missili a lungo raggio autoprodotti in Ucraina e orgoglio dell'esercito di Kiev. Altri droni ucraini hanno causato danni ingenti al ponte di Chonhar, nell'oblast di Kherson. Sempre grazie all'utilizzo di droni, è stata colpita e messa ko anche un'altra raffineria di petrolio nel Krasnodar. Di contro la Russia ha colpito l'Ucraina con due missili balistici Iskander-M e oltre 200 droni, costringendo le difese aeree ad operare a pieno regime.
Sul campo, le forze di Mosca hanno rivendicato la conquista degli insediamenti di Okhrimovka, nella regione di Kharkiv e di Roskoshnoye, nel Donetsk. Nulla di così decisivo, per un conflitto in fase di stallo che, con trattative che restano fortemente in salita, adesso sorride più a Kiev che a Mosca.