Mentre l’operazione Epic Fury lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran si trasforma in un braccio di ferro economico alternato da provocazioni dei pasdaran più o meno controllate, gli strateghi militari di Washington e Tel Aviv si interrogano sugli effetti della campagna di bombardamenti che, avviata il 28 febbraio scorso, avrebbe dovuto piegare la Repubblica Islamica e che invece come risultato sembra aver ottenuto solo il rafforzamento dell’ala più oltranzista del regime degli ayatollah.
A far rumore in queste ore sono le valutazioni dei funzionari della difesa e dell’intelligence dello Stato ebraico (inclusi Idf e Mossad), i quali, secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, sarebbero rimasti scioccati dalla rapidità di ripresa di Teheran dopo l’attuale conflitto. Una considerazione che andrebbe così a smontare la versione propugnata sin qui da esperti apolitici delle Forze di difesa israeliane, in base alla quale durante la guerra il regime islamico avrebbe subito danni tali da far arretrare di anni il suo sistema militare.
A distanza di quattro mesi dalla fine dei principali scontri, il quotidiano israeliano ha invece appreso che l’Idf sta adesso riscontrando una ripresa sorprendentemente rapida da parte dell’Iran in molteplici ambiti, incluso quello del suo programma di missili balistici. Una capacità di resilienza che avrebbe già sorpreso per due volte in due anni l’esercito di Israele. Dopo aver colpito nell’ottobre del 2024 20 obiettivi militari e industriali legati ai missili balistici, l’Idf aveva affermato di aver ritardato di un anno o più la futura produzione missilistica iraniana per poi constatare ad inizio dell’anno successivo che Teheran aveva completamente recuperato il ritmo di produzione dei suoi missili. A quel punto un raid previsto per l’autunno del 2025 era stato anticipato a giugno. Anche in questo caso, dopo la guerra dei 12 giorni, l’esercito dello Stato ebraico si era detto convinto di aver rallentato di diversi anni la produzione di vettori. Anche questa conclusione era stata però smentita dai fatti.
Durante la campagna militare di quest’anno, Stati Uniti e Israele avrebbero compiuto circa 30mila attacchi contro l’Iran. Eppure, nonostante le forze armate del regime teocratico abbiano riportato danni da circa 300 milioni di dollari, alti funzionari della difesa israeliana hanno ammesso che Teheran ha escogitato “modi creativi” per concentrarsi sulla ricostruzione del programma missilistico e su altre minacce specifiche anche se vaste aree del Paese rimangono ancora in rovina.
La produzione di armi sarebbe dunque ripresa ad un ritmo molto più rapido del previsto. Se la Repubblica Islamica riuscisse a tornare ad una produzione di 100-300 missili al mese potrebbe ricostituire il suo arsenale ai livelli di giugno 2025 entro l’inizio o la metà del 2027. inoltre, anche se il ritmo di sviluppo non dovesse raggiungere i livelli precedenti, i costanti progressi comporterebbero un riaffacciarsi della minaccia rappresentata dai missili balistici entro un paio di anni.
Le considerazioni dell’Idf potrebbero influenzare la strategia israeliana riguardo ad un nuovo possibile attacco contro Teheran, a prescindere dai negoziati sullo Stretto di Hormuz e sul dossier nucleare. A livello ufficiale, intanto, l’esercito di Tel Aviv ha fatto sapere che le loro valutazioni e analisi della situazione vengono “costantemente aggiornate e allineate agli sviluppi reali” e “continueranno ad analizzare gli sviluppi e a prepararsi di conseguenza”.
Intanto, secondo quanto riferisce ‘Al Jazeera’, il comandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc), il maggiore generale Ahmad Vahidi, ha dichiarato: “L’Iran ha messo in ginocchio l’esercito più armato della storia del mondo”. Le dichiarazioni di Vahidi sono contenute in una lettera aperta indirizzata ai membri dei Pasdaran e alle altre forze di sicurezza, pubblicata dalla rivista militare Sepah News. Il comandante è uno dei diversi leader militari recentemente nominati dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, nell’ambito di un importante rimpasto ai vertici della difesa avvenuto nell’ultima settimana.
