Il giugno "nero" dei vescovi italiani sembra non finire più. I presuli di casa nostra continuano a far notizia più per le polemiche che per le omelie. Dopo i casi dei monsignori Francesco Savino, Pietro Lagnese, Franco Moscone e Claudio Cipolla che abbiamo visto la settimana scorsa, c'è un loro confratello che è finito nella bufera per una scelta contestata.
A Verona, infatti, non smette di far discutere la decisione del vescovo Domenico Pompili di prendere la tessera dell'Anpi. È la stessa Associazione Nazionale Partigiani d'Italia ad aver comunicato con enfasi sui suoi social: "Il vescovo di Verona s'iscrive all'Anpi". A guidare la delegazione in diocesi per la consegna è stato il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo che pochi mesi fa aveva detto di non volere la bandiera israeliana nei cortei del 25 aprile perché, a suo dire, Israele e Stati Uniti sarebbero due Paesi aggressori. Nell'incontro Pompili avrebbe espresso apprezzamento per l'"impegno dell'Anpi a difesa dei valori costituzionali".
La notizia ha provocato un vespaio di polemiche in città ed ha spinto diversi fedeli a prendere carta e penna per protestare contro la decisione.
Se nella diocesi di Verona va di moda il rosso, nell'arcidiocesi di Firenze si preferisce l'arcobaleno. In questi giorni la Caritas diocesana ha infatti annunciato la partenza del Progetto Andrea che vedrà andare a braccetto la Chiesa locale e l'Arcigay di Firenze. Il fiore all'occhiello del progetto si chiama Casa Andrea ed è una struttura aperta ai giovani Lgbtq+.
La casa offrirà anche un servizio di "accompagnamento personalizzato e accoglienza protetta per ragazzi e ragazze in transizione tra i 18 e i 35 anni". Tutto finanziato dall'8 x mille alla Chiesa cattolica. "Siamo molto orgogliosi di aver aperto Casa Andrea e i servizi ad essa collegati", ha commentato Marzio Mori, direttore della Caritas di Firenze. Questo è solo l'ultimo segnale di vicinanza verso la comunità Lgbtq+ dell'arcidiocesi fiorentina da quando è arrivato alla sua guida monsignor Gherardo Gambelli. Insomma, l'episcopato italiano sembra guardare in una direzione ben diversa da quella del suo ex "grande capo", quel Camillo Ruini che nei giorni scorsi è stato sepolto nella tomba di famiglia a Dinazzano.
A dispetto dei temi controversi prediletti da certi vescovi, a Pavia Leone XIV ha invece ricordato quanto ci
sia "sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede" ammonendo sul "rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all'essenziale".