Fuori un altro. Fuori anche Eshkol Nevo. Scrittore amatissimo, 55enne, letto e tradotto ormai in tutto il mondo, Nevo è considerato l'erede di una generazione di mostri sacri (come Amos Oz e Abraham Yehoshua) ma porta con sé quella che per qualcuno - evidentemente - è una colpa irredimibile: è israeliano, appunto. E tanto basta, a pro Pal e "pacifisti", per chiedere la sua esclusione da un festival letterario pugliese, "Libro Possibile".
Così, dopo la cancellazione della prolusione di "Salerno Letteratura" di Erri De Luca - epurato per la sua difesa della parola "sionismo" e per la riluttanza a usare le formula "genocidio in Palestina" - un altro capitolo italiano si aggiunge a una incresciosa serie di ostracismi.
Lo scrittore israeliano conteso da festival internazionali e rassegne di prestigio, e atteso in Puglia per presentare il romanzo "Nostalgia", è finito nel mirino di una petizione surreale, che vorrebbe escluderlo dalla manifestazione organizzata di Polignano a Mare e Vieste, per ciò che non dice. Lo ha rivelato ieri il Corriere del mezzogiorno. Tra i firmatari dell'appello, indirizzato al presidente della Regione Puglia, al sindaco di Polignano a Mare e agli organizzatori della kermesse, figurano la vicesindaca di Bari Giovanna Iacovone, il comunista Manuel Minervini neo sindaco di Molfetta e altri alfieri del "pacifismo" locale e del movimentismo pro Pal. Spiegano, bontà loro, che non intendono mettere in discussione "il valore letterario delle opere di Eshkol Nevo" né "il principio della libertà di espressione", definito "un bene fondamentale e irrinunciabile". La questione, sostengono, è un'altra: "Non basta raccontare l'umanità: occorre difenderla. Non basta celebrare il dialogo: occorre denunciare la guerra".
Il caso, surreale, è l'ultimo episodio di una autentica ossessione censoria che colpisce intellettuali e artisti israeliani - a prescindere dalle loro posizioni politiche - ma spesso anche solo ebrei, quando non abbastanza allineati col pensiero unico anti-Israele.
Anche stavolta nel mirino è finito un nome non certo "di destra". Docente di scrittura creativa all'Università di Tel Aviv, nipote di Levi Eshkol, premier negli anni Sessanta e figura chiave del "sionismo di sinistra", a Nevo viene addebitata "una posizione politica liberale ma tutta interna al sionismo laico". La mobilitazione parte da Rifondazione Comunista, quindi non ci si poteva aspettare molto, eppure le adesioni sono andate oltre l'estrema sinistra. Stupore ha suscitato ovviamente la firma del parroco di Terlizzi Michele Stragapede, e del vescovo. "Conosco persone di religione ebraica che dicono parole chiare sulla situazione attuale del governo di Israele - ha detto ieri monsignor Franco Moscone - La questione non riguarda Nevo in quanto israeliano, ma non ha avuto il coraggio di portare un contributo di critica e chiarezza".
Rosella Santoro, direttrice del festival ha respinto l'appello: "Non possiamo identificare uno scrittore con le scelte politiche del governo del suo Paese" ha detto, ma aggiungendo: "Nevo ha pubblicamente invocato la pace, indicato nel dialogo e nei negoziati l'unica soluzione possibile e preso le distanze da esponenti dell'attuale governo israeliano". E garantendo che la sua voce "sarà ascoltata" insieme e quella "degli altri ospiti che affronteranno il dramma di Gaza e del Medio Oriente".
Eppure la mobilitazione anti-Nevo ha solleva grandi preoccupazioni. Roberto Cotroneo, nome importante della cultura di sinistra, editore e critico letterario, mette in guardia: "Mi auguravo che il caso di Salerno fosse stato un atto grave e al tempo stesso goffo", invece "oggi sobbalzo la seconda volta" dice. "Questa è l'anticamera del totalitarismo - avverte - Non è solo stupidità, è una vergogna. Ed è qualcosa di estremamente pericoloso. Siamo al secondo caso di censura".
E parla di "tribunali raffazzonati di gente pronta a lanciare anatemi chiede conto a uno scrittore delle sue posizioni pubbliche, e non di quello che scrive". "Questa - conclude - è una strada che comincia a preoccuparmi molto".