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L'assedio finale a Sánchez (ma lui esclude le elezioni)

Richiesta di voto anticipato dai popolari a Vox, il premier resiste. Però ora anche gli alleati di Sumar lo attaccano

L'assedio finale a Sánchez (ma lui esclude le elezioni)
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Non è una semplice crisi politica quella che si è abbattuta, non inaspettata, sul partito che non aveva vinto le elezioni politiche in Spagna. Già con l'appoggio di Charles Puidgemont "ricompensato" con l'amnistia, Pedro Sanchez aveva attirato molte critiche di opportunità. Oggi il premier è accusato di aver superato la linea rossa del finanziamento illegale dalla sinistra del Psoe, Sumar, alleata con il Partito socialista spagnolo nella coalizione di governo progressista. Di fatto è il terzo "voto di sfiducia" verso il premier iberico che ieri è stato in Vaticano per una vista alquanto imbarazzante da Papa Leone. Enrique Santiago ha detto chiaramente che il finanziamento illegale è da considerare una linea rossa per la durata dell'esecutivo ma il premier tira dritto ed esclude nuove elezioni. La giornata politica di Sanchez, alquanto convulsa, si è distesa tra Madrid, sede del Congresso spagnolo, e Roma, dove le dichiarazioni post visita alla Santa Sede hanno lasciato trasparire tutto l'imbarazzo del premier per le indagini a carico del suo partito e dell'ex premier Josè Zapatero.

Quando il portavoce di Sumar dice pubblicamente che "non si possono consentire situazioni di finanziamento illegale", fa partire una sorta di conto alla rovescia per la possibile caduta dell'esecutivo, che già aveva dovuto affrontare altri problemi non da poco come il ricatto del leader separatista catalano Carles Puidgemont e lo scandalo giudiziario che ha investito Begoña Gomes, moglie di Sanchez. La domanda che circola a questo punto non è più se cadrà il governo Sanchez, ma quando e se con altri arresti eccellenti. Elezioni "immediate" chiede il presidente del Partito Popolare iberico, Alberto Núñez Feijóo, pronto a conquistarsi la maggioranza alle sempre più probabili elezioni anticipate in tandem con la destra di Vox. L'esponente popolare si chiede "quanti altri raid, quante altre commissioni, quante altre tangenti, quanti soldi nelle borse, quanti gioielli, quanti verbali, quanti periodi di indagine e processi orali", la Spagna dovrà vedere prima di mettere fine a questo governo. Parla di "situazione inaccettabile e straziante", causata da "10 o 11 casi di corruzione".

Raddoppia la dose Santiago Abascal, presidente di Vox, secondo cui "la mafia di Sánchez e Zapatero deve essere arrestata e consegnata alla giustizia". In un video pubblicato sui social, il leader del partito nazionalista si è lamentato del fatto che non passi "una settimana, un giorno, un'ora" senza che i media pubblichino nuove informazioni riguardanti i presunti scandali di corruzione che coinvolgono Sánchez, la sua cerchia ristretta e il Psoe. La richiesta di Abascal è dura e chiara al tempo stesso: "Arrestare" e "processare" i leader socialisti Zapatero e Sanchez, ma non solo. Ha inoltre puntato il dito contro i partner del governo che "ancora" li "difendono e giustificano" e che non hanno ancora rotto con il Psoe perché "fanno parte della stessa mafia". Ha concluso il suo messaggio aggiungendo che è necessario "recuperare una Spagna decente". La giornata parlamentare tra i banchi del Congresso spagnolo è stata di quelle infuocate.

Vista l'assenza di Sánchez, impegnato in Vaticano, l'incaricato di rispondere alle accuse delle opposizioni sul presunto salvataggio fraudolento di Plus Ultra e sul giro di tangenti della famiglia Zapatero è stato il Primo Vicepresidente, Carlos Cuerpo. Vittima sacrificale di un infinito batacazo.

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