L'epidemia colpisce pure la classe dirigente Positivi il prefetto e il questore di Bergamo

Tra i contagiati anche il rappresentante del governo in Basilicata

Le epidemie ad alto livello di contagio non sono pericolose solo per l'alto numero di infetti. Ma anche, e non è secondario perchè tra gli infetti possono rapidamente finire anche quelle persone che hanno ruoli chiave nel contrastare l'epidemia stessa. Il Covid-19 non fa eccezione. Giusto per stare sulle notizie di ieri e degli ultimi giorni: Dopo la positività accertata del prefetto di Bergamo, Elisabetta Margiacchi, il test è stato positivo al Coronavirus anche per il questore orobico Maurizio Auriemma. Per fortuna Auriemma sarebbe asintomatico e lavorerà da casa. In Basilicata e risultato positivo il prefetto di Matera, Rinaldo Argentieri, assistito presso l'ospedale Madonna delle Grazie, dove è ricoverato con una lieve sintomatologia. In Lombardia era risultato positivo l'assessore regionale Alessandro Mattinzoli così come il sindaco di Piacenza. E se allarghiamo lo sguardo fuori dal nostro Paese il virus sta iniziando a colpire duro su quella che potremmo definire classe dirigente. Il vice ministro della Salute iraniano, Iraj Harirchi, è risultato positivo al test del coronavirus. Forse troppo coraggioso nel recarsi di persona nelle zone dove stava già imperversando l'infezione. Sono rimasti contagiati anche 23 parlamentari del Paese mediorientale. Ma l'effetto si può estendere anche al mondo della cultura. In Spagna risulta contagiato lo scrittore di origine cilena Luis Sepúlveda uno dei più noti bestselleristi del mondo. Si spera guariscano tutti. Ma alcuni di questi personaggi che hanno un ruolo rischiano di restare non operativi nei loro ambiti anche a lungo. Quando si dice che un virus è pericoloso soprattutto per la fascia di persone over 65 bisogna poi ricordarsi che nel mondo di oggi un bel pezzo della classe dirigente è over 65. Tanto per dire lo sono sia Trump che Putin che Xi Jinping.

Guardandoci alle spalle, e fatte tutte le differenze perché tempi e mezzi medici sono cambiati, sono molti i casi in cui la zampata più feroce i virus l'hanno data decapitando anche la politica. Nella peste di Atene (che peste in senso stretto non era) scoppiata nel 430 a.C. tra le prime vittime ci fu Pericle e questo rese molto più fragile la poleis in guerra con Sparta. Ad Italia appena unita e quando ce n'era più bisogno un attacco di Malaria si portò via, nel 1861, Camillo Benso Conte di Cavour. Straziante il suo ultimo dialogo febbricitante con il Re mentre cercava al limite del delirio di dargli gli ultimi consigli.

Per un'infezione come la Spagnola (1918) si può solo procedere ad un elenco di nomi vista l'ecatombe di geni e persone che potevano cambiare la Storia: Guillame Apollinaire, Egon Schiele, Max Weber, il diplomatico Mark Sykes responsabile di quella divisione del Medioriente che influenza ancora oggi la politica. Ma anche senza la morte l'influenza mise fuori combattimento il presidente statunitense Woodrow Wilson proprio nel momento più delicato della conferenza di Parigi. Forse avrebbe potuto impedire che si vessasse troppo la Germania causando un nuovo conflitto mondiale. Speriamo in questo caso che un controllo serrato del virus preservi le nostre menti migliori (e non solo loro).

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