Non vede, non sente ma parla. Non però della strage di Modena, un morto e sette feriti - investiti dall’islamico Salim El Koudri - di cui la pro-Pal Francesca Albanese dice di non sapere nulla. Intercettata ieri dal Giornale proprio a Modena, a trecento metri da dove l’italo-marocchino il 16 maggio sfrecciando in contromano con l’auto ha sparso sangue e odio, la non avvocato relatrice dell’Onu in Emilia per la propaganda anti-occidente ha (non) risposto così: «Io non ho seguito la faccenda, non vivo in Italia, non è che seguo tutti i fatti di cronaca, quindi non posso risponderle». Ah, «tutti i fatti di cronaca», minuzie. La domanda era questa: «Il Comune di Modena si è costituito parte civile nel processo. Lei è d’accordo?».
L’esperta internazionale non conosce una vicenda che ha fatto il giro del mondo. «Non è che per caso», le abbiamo chiesto ancora, «lei non risponde perché in passato ha collaborato con l’avvocato di El Koudri?». Albanese sorride alla sua assistente: «È Fausto?», le chiede. Sì, è Fausto Gianelli, il quale tra gli altri ha difeso Abu Rawwa e Riyad Albustanji, finiti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Mohammad Hannoun, in prigione dallo scorso 27 dicembre con l’accusa di essere l’uomo di Hamas in Italia. Ovviamente un avvocato fa il suo mestiere e sceglie il proprio ambito, capiamoci. Gianelli, oltre ad aver a curriculum il coordinamento dei giuristi democratici di Modena, ha affiancato l’Albanese in diverse iniziative «umanitarie». Di lui tempo fa la signora pro-Pal ha detto: «Fausto mi segue da quando ho iniziato il mio mandato, perché di fatto è il mio avvocato».
Torniamo all’incontro di ieri, in occasione di Falasteen, mostra dedicata alla Palestina che fa parte del Dig Festival, che riguarda il «giornalismo investigativo». «Non si è fatta un’opinione? È morta una persona, Monica Esposito». «Ma che devo fare!», si stizzisce. Non deve fare niente, le chiediamo solo se si sia fatta un’idea, come domenica scorsa all’assemblea dei 5Stelle quando ci ha informato di non averne una sulla carcerazione di Hannoun.
Ci risiamo. «No, non ho un’opinione». E sul fatto che il Comune ritentiamo si sia costituito parte civile per l’accaduto? «Davvero, non capisco che vuole». Si gira, ci saluta ridendo, «Ciaooo», e guadagna il pulpito. Un’ottantina le persone presenti. All’ingresso della mostra c’è un bancone coi volontari della Ong Mediterranea, quella del disobbediente Luca Casarini.
Albanese, loro signora dei pro-Pal, ha il dente avvelenato col Comune di Modena perché il sindaco, Massimo Mezzetti (centrosinistra), ha dichiarato che se la relatrice dell’Onu avesse pronunciato certe frasi prima di ricevere il «Grosso d’argento», riconoscimento simbolico del municipio, non glielo avrebbe consegnato. Tra le frasi contestate quelle pronunciate al teatro di Reggio Emilia quando ha dileggiato un altro sindaco, il dem Marco Massari, reo di aver rivolto un pensiero agli ostaggi israeliani del 7 ottobre. Albanese, corteggiata sia da Conte sia dalla Bonelli&Fratoianni vogliono garantirsi i voti dell’estrema sinistra ha poi salutato il suo popolo in piazza della Torre. Oltre a una decina di bandiere della Palestina ce n’erano alcune di Rifondazione Comunista. Sono le cinque del pomeriggio. Nell’aria l’odore di sigarette speziate. «Sono qui per denunciare le angherie di stile mafioso subite da chi vuole opporsi al genocidio». Continua: «Non è possibile ricevere i Daspo per delle manifestazioni pacifiche». Immaginiamo che non si riferisca alle guerriglie scatenate periodicamente a Milano e Bologna dalle zucche vuote ornate di kefiah.
Ne ha per tutti la paladina pro-Pal, ma sull’attentatore di Modena scatta il mutismo selettivo. El Koudri, che prima della furia omicida ha svolto centinaia di ricerche via web sull’Isis, deve rispondere di strage. La Albanese, per non insultare i modenesi, l’Italia e la decenza, avrebbe dovuto rispondere e basta.
