Dal nostro inviato a Malpensa
Presenti e assenti. La si pensi come si vuole, ma da ieri (con cerimonia in perfetto orario, pochi minuti dopo le 11) si atterra all’Aeroporto internazionale Milano Malpensa «Silvio Berlusconi». L’iter è stato accidentato, ma nemmeno troppo lungo e finalmente ci sono tutti i timbri e controtimbri necessari. L’insegna sull’ingresso è ispirata a «sobrietà ed eleganza» in accordo con la famiglia Berlusconi, spiega Michaela Castelli, presidente Sea, società che gestisce gli scali milanesi.
Sobria anche la cerimonia, a cui ha partecipato un evidentemente commosso Paolo Berlusconi. «Questo è il Paese che amo e qui ho le mie radici e le mie speranze - ripeteva mio fratello Silvio - L’Italia è la mia patria, ma il nostro futuro è l’Europa». Di qui, hanno ribadito un po’ tutti, il senso di dedicargli una porta non solo verso il continente, ma per il mondo. A ricordare, magari, anche la sua grande attenzione alla politica estera e all’indiscutibile abilità nel tessere le relazioni internazionali. Ed è il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a ricordare, indossando inequivocabili calze rossonere, «quella fotografia al vertice Nato di Pratica di Mare il 28 maggio 2002 con Berlusconi che propiziò la stretta di mano tra Vladimir Putin e George W. Bush». Un ricordo venato dal «dispiacere per gli assenti», prosegue il vicepremier senza fare nomi, ma alludendo al sindaco di Milano Giuseppe Sala che, essendo il Comune socio di maggioranza della Sea, avrebbe dovuto fare gli onori da casa. Ed era invece a Inveruno, per inaugurare una piazza a Piersanti Mattarella. Con la fascia di sindaco della Città metropolitana, ha precisato in una nota piuttosto stizzita, aggiungendo di aver «lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare? Essere presente, con un finto sorriso? Oppure essere presente e ribadire i miei distinguo? Sono un uomo coerente». Una ripicca che Ignazio La Russa si è augurato venga superata nei prossimi giorni. «Mi stupiscono le assenze di oggi - ha detto il presidente del Senato -, io invito a rimediare a chi non è presente per ragioni di natura opportunistica; a ripensarci e a dire, almeno dopo, che questa scelta onora la Lombardia, Milano e l’Italia. Perché riconoscere che c’è stato un prima e un dopo Silvio Berlusconi è cosa naturale, vera e ovvia».
Vola più alta delle polemiche (e qui è il luogo giusto) la figlia Marina. «Malpensa è un crocevia dove Milano e l’Italia incontrano il mondo: uno spazio di lavoro e scambi, di partenze e ritorni, un ponte tra Paesi, dove ogni giorno si annullano le distanze e si valicano i confini. Che nome migliore potrebbe avere un ponte così, se non quello di Silvio Berlusconi? Un uomo che ha sempre cercato il dialogo, ha creduto nei contatti umani e soprattutto ha trasformato in realtà idee impossibili». In collegamento da New York, impegnato nell’Assemblea Onu, il vicepremier Antonio Tajani ha ricordato la politica estera di Berlusconi «nella quale la pace, l’Europa e l’Alleanza atlantica sono sempre stati i pilastri fondativi e per questo è significativo dedicare proprio a lui una delle porte dell’Italia sul mondo, ma anche un luogo d’accesso alla sua città e alla sua regione». Con il governatore della Lombardia Attilio Fontana a ricordare «Berlusconi come grande interprete del popolo lombardo: quello sempre disponibile a confrontarsi con il mondo e ad andare nel mondo per offrire la propria capacità e la propria voglia di fare».
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