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Dalla lite del 2005 al conto in Tunisia. È partita la corsa a screditare Roggero

La sinistra va a ripescare vecchie storie. Fake sulla presunta fuga ad Hammamet

Dalla lite del 2005 al conto in Tunisia. È partita la corsa a screditare Roggero
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C'è chi vorrebbe togliergli il cuscino portato da casa: "Davvero a Roggero è stato consentito di entrare con un cuscino, quando per altre cose i detenuti comuni devono fare domande? È un privilegio". Ed è solo un assaggio della durezza con cui l'orefice di Grinzne Cavour, da giovedì in cella a Bollate per duplice omicidio, viene trattato in questi giorni, con un accanimento che punta a fare di lui non solo il colpevole di un reato ma un concentrato di colpe, difetti, comportamenti, espressioni facciali, simpatie politiche tutte parimenti esecrabili. Un cattivo perfetto, specie per i progressisti.

Ieri Roggero ha trascorso la sua terza giornata da detenuto, nella cella che condivide con un condannato per droga. Nei ritmi rarefatti del weekend sta prendendo confidenza con i ritmi del carcere. Intanto gli arrivano gli echi della gogna mediatica che viene allestita per lui all'esterno. Ne era stato oggetto già prima, durante le indagini preliminari e i processi. Colpa anche sua, di un caratteraccio che dopo la sentenza d'appello lo portò a dire "non chiedo scusa a nessuno, non ho niente di cui scusarmi", quando un altro al suo posto avrebbe cominciato a cercare di rifarsi un'immagine, se non altro per limitare i danni in vista del ricorso in Cassazione. Già allora le etichette di "gioielliere killer" si sprecavano. Ora però tutto viene ripreso, rilanciato, amplificato. A partire dall'unico inciampo con la giustizia prima dell'ammazzamento dei rapinatori: la lite del 2005 con il fidanzato della figlia e il padre del medesimo, che lo portò a patteggiare un'ammenda per minacce a mano armata. In realtà si scopre che quella volta Roggero fa ciò che molti padri farebbero, cioè scende in strada quando scopre che una delle sue figlie è stata picchiata. Non "uno schiaffo", ma molto peggio: il fidanzato prende la ragazza a pugni e schiaffi, poi la scaraventa a terra, cerca di investirla, infine se ne va lasciandola al buio. Quando viene a saperlo Roggero va a casa del ragazzo, citofona, il padre gli dice che scende col fucile. Solo a quel punto l'orefice prende dall'auto la pistola, che è scarica. L'altro gli tira un cazzotto in faccia, Roggero si gira e se ne va. Non proprio un bullo dal grilletto facile, si direbbe.

Ma non cambia niente, anche quel gesto da padre amorevole diventa ora il prequel di quanto sarebbe accaduto sedici anni più tardi. Se ha difeso la propria figlia è pronto anche a difendere la "roba": "una personalità disturbata e sovraccarica di tensioni eclissa la figura del negoziante dal volto pulito stressato dai malviventi". C'è chi per il vecchio precedente arriva a paragonare Roggero a Carmelo Cinturrino, il poliziotto di Milano che ha ucciso uno spacciatore, e poi si è scoperto essere al centro di mille traffici.

Certo, da una parte ci sono i tanti che stanno dalla sua parte, che gli scrivono, che raccolgono fondi. Una maggioranza silenziosa, probabilmente. Poi ci sono quelli come Angelo Bonelli che lo marchiano come un pistolero, "roba da Far West". Poco conta che nei quarant'anni passati dietro al bancone Roggero la pistola non l'avesse mai sfiorata: neanche il 22 maggio 2015, quando i rapinatori gli entrarono in negozio e gli spaccarono la faccia, un pestaggio brutale davanti agli occhi della figlia. Anche di quel pestaggio esiste un filmato, ma in questi giorni è raro vederlo riprodotto. Più frequente rileggere la storia dei 90mila euro che nel 2024 ha preso dai fondi a suo favore e spostato in Tunisia, che vengono ora raccontati come il preparativo per fuga e latitanza ad Hammamet, senza stare a sottilizzare sul fatto che con la Tunisia c'è un trattato di estradizione.

Il video della sparatoria di Grinzane è lì, nella sua crudezza inequivocabile, e solo Roggero sa se ha avuto il coraggio di guardarlo, e che impressione gli ha fatto.

Ma proprio per la sua chiarezza non si capisce che bisogno ci sia della character assassination verso un uomo che sta scontando la sua pena. A meno che il vero bersaglio di tanto impegno non sia Roggero, ma gli italiani schierati con lui

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