L'ora dei sospetti tra i 5 Stelle. Grillo teme il flop del ricorso

Il garante tiene ancora in piedi l'ipotesi di un voto su Rousseau. Il caso della mail "dimenticata" agita Conte

L'ora dei sospetti tra i 5 Stelle. Grillo teme il flop del ricorso

In attesa della decisione del Tribunale di Napoli sulla revoca della sospensione dello Statuto, nel M5s è l'ora dei sospetti. Beppe Grillo è ripartito da Roma con una serie di dubbi, in primis sull'efficacia della strategia degli avvocati di Conte di tentare la revoca dello stop allo Statuto. Il Garante è scettico sulla riuscita dell'operazione e continua a vagliare l'ipotesi di un voto su Rousseau del Comitato di Garanzia. Mentre nei scorsi giorni, da ambienti contiani, filtravano dubbi sulla correttezza di Luigi Di Maio. Come riportato da Repubblica, sarebbe stato lo stesso Giuseppe Conte a chiedersi come mai il ministro degli Esteri non abbia tirato fuori subito le due mail del 2018 in cui chiedeva al Comitato di Garanzia presieduto da Vito Crimi di restringere la platea dell'assemblea degli elettori del M5s agli iscritti da più di sei mesi. Proprio queste due comunicazioni sono al centro del ricorso degli avvocati del Movimento contro la sospensione dello Statuto, sospeso dai giudici in assenza di un regolamento interno per impedire il voto ai militanti con meno di sei mesi di iscrizione.

E poi ci sono i sospetti su Conte. Veleni che arrivano soprattutto dai gruppi parlamentari. Deputati e senatori hanno paura che l'ex premier possa staccare la spina a Draghi. In questo senso, le parole di Stefano Patuanelli non tranquillizzano gli eletti. «Mi pare che la strategia sia ormai chiara: tutti contro il M5s. Se è già iniziata la campagna elettorale, basta che ce lo dicano», dice il ministro contiano. In Parlamento temono anche tempi lunghi per la risoluzione del groviglio giudiziario. Non ci sono notizie sulla data della decisione sull'istanza di revoca, ma c'è chi ipotizza un verdetto nei primi di marzo. È forte la preoccupazione per la campagna elettorale per le amministrative, che dovrebbero tenersi a giugno. I parlamentari riportano la frustrazione dei referenti sul territorio. E c'è chi ipotizza che Conte possa utilizzare lo stop allo Statuto come alibi per una probabile sconfitta. Un po' come aveva fatto a ottobre scorso. Quando, dopo il tonfo alle comunali, il leader si era giustificato così: «Siamo partiti tardi, il nuovo corso non ha potuto dispiegare tutte le sue possibilità».

Giornata di sospetti e di sfottò all'indirizzo di Vito Crimi. In alcune chat dei parlamentari gira l'intervista che l'ex reggente ha concesso a Repubblica. Crimi, riguardo alle due mail del 2018, confessa: «Mi sono dimenticato di farlo presente a Giuseppe». Un parlamentare scherza: «Conte, Di Maio, il comitato direttivo. Vanno bene tutti, basta che non torna Crimi». «Crimi si conferma il più formidabile alleato dei ricorrenti», scrive sui social l'avvocato dei ribelli Lorenzo Borrè. Borrè ha pronta anche un'istanza al Garante della Privacy per chiedere chi sia il titolare del trattamento dei dati ora che Conte è sospeso. Di Maio intanto esce dal silenzio: «A chi dice che siamo morti, rispondiamo dicendo di aggiungersi a chi lo ripete da 10 anni». Il ministro insiste sulla libertà di dire la sua ma assicura l'appoggio a Conte. Aspettando notizie da Napoli.

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