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L'orgoglio azzurro: "Il vento è cambiato" Il centrodestra vola

Brunetta: «Non dimentico i traditori. Siamo sei punti sopra i 5 Stelle e venti sopra il Pd»

L'orgoglio azzurro: "Il vento è cambiato" Il centrodestra vola

È il tempo del ritrovato orgoglio per Forza Italia, l'estate della consapevolezza che il vento sta cambiando, l'occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. È quello che fa Renato Brunetta, rivendicando dal palco del Campus Everest di Giovinazzo, la traversata del deserto da parte dei «resistenti», i lealisti che di fronte alla pressione esterna non hanno ceduto al trasformismo parlamentare e alle tentazioni di governo.

«Io non dimentico. Non dimentico la lunga notte, quelli che ci dicevano che eravamo finiti. Non dimentico il mio gruppo parlamentare che da 97 deputati diventa di 50 con tanti cuor di leone che scappano perché tutti gli dicevano che saremmo stati spazzati via ed eravamo condannati a diventare appendice di Renzi. Io non dimenticherò mai, mai, mai, mai, mai il tradimento di Alfano. Ora il vento è cambiato e ricordate che a Renzi il freddo fa male. Faccio una profezia: il referendum di ottobre gli ha tolto la presidenza del Consiglio, la Sicilia a novembre gli toglierà la segreteria del Pd. Ho sentito Alessandra Ghisleri ieri e il centrodestra unito è 5-6 punti sopra il M5S e 20 sopra il Pd. E a Renzi voglio dire una cosa: a livello nazionale non saremo così stupidi da andare divisi: se non sarà coalizione, faremo la lista unica».

Il leit motiv della notte viene ripreso anche da Giovanni Toti. Il governatore della Liguria cita il profeta Isaia: «Sentinella, quanto resta della notte? La risposta è che resta poco della notte, come dimostrano Genova, Monza, Lodi, Pistoia, Grosseto e tutti i comuni dove presentandoci uniti abbiamo vinto. L'unità è ciò che ci chiede la gente e la Sicilia è l'ulteriore conferma che non andremo divisi alle Politiche».

L'unità, però, non può essere disgiunta da una centralità di Forza Italia nel mosaico delle alleanze. «L'unità va costruita e perseguita» dice Mara Carfagna «con tutte le forze che abbiamo a disposizione. Essere in coalizione però non significa che Forza Italia sarà al rimorchio di qualcuno. Rivendichiamo il diritto di essere il traino della coalizione». Mariastella Gelmini, a sua volta, giudica la risalita del centrodestra inevitabile perché siamo «l'unica alternativa al disfattismo della sinistra e al dilettantismo del Movimento 5 Stelle».

L'unità, secondo Paolo Romani, verrà conquistata semplicemente attingendo al patrimonio storico e identitario del centrodestra italiano. «Le differenze devono essere vissute con pari dignità, sono sempre state una ricchezza per noi e anche il centro del centrodestra può essere un valore aggiunto. Con la Lega poi siamo al governo in tre regioni. L'importante è capire che la nostra gente, il tessuto elettorale del centrodestra non dà importanza alle differenze, ma a ciò che ci unisce».

Le differenze non spaventano neppure Antonio Tajani. «In Europa apparteniamo a famiglie politiche diverse ma nel governare assieme in Italia non vedo alcun problema. Le differenze di visione sull'Europa si stanno poi attenuando e onestamente non credo possano impedire una coalizione di centrodestra in Italia. Anche noi riteniamo si debbano cambiare alcuni trattati perché l'Europa così com'é non va». Tajani lancia anche una stoccata al Pd. «Parlare di ius soli in piena campagna elettorale, trasformando le persone che vivono in Italia e chiedono la cittadinanza in oggetto di campagna elettorale, per avere 20-30mila voti in più, mi pare inopportuno. Piuttosto bisognerebbe regolare i doppi passaporti e chiedere scelte precise».

La chiusura, sul tema sempre dibattuto della

leadership del centrodestra, è affidata a Deborah Bergamini: «Con tutti i delfini che sono passati sulla stampa in questi anni potremmo riempire l'acquario di Genova. La verità è che c'è un solo leader: Silvio Berlusconi».

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