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Farage rappresenta una tendenza europea

Se un cittadino chiede controlli alle frontiere è "estrema destra". Se denuncia il degrado, l'immigrazione illegale o la crescita dell'islamismo radicale è "estrema destra". Se pretende che chi delinque venga espulso è "estrema destra"

Farage rappresenta una tendenza europea
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Caro Direttore,

in Gran Bretagna i laburisti crollano, i conservatori arretrano e avanza Nigel Farage con Reform UK, subito definito dai giornali e dai commentatori «estrema destra». Ma davvero oggi chiedere controlli sull'immigrazione, sicurezza e difesa dell'identità nazionale significa essere estremisti?

Lorenzo Tommasello

Caro Lorenzo,

si spiega molto semplicemente: i popoli europei sono stanchi. Stanchi di essere trattati come sciocchi, stanchi di vedere negata la realtà, stanchi di sentirsi dare dei fascisti ogni volta che osano esprimere paure, disagio o dissenso. Ormai il trucco è sempre lo stesso. Se un cittadino chiede controlli alle frontiere è «estrema destra». Se denuncia il degrado, l'immigrazione illegale o la crescita dell'islamismo radicale è «estrema destra». Se pretende che chi delinque venga espulso è «estrema destra». Se difende l'identità nazionale, la cultura occidentale o perfino il semplice concetto di patria viene subito catalogato come populista, sovranista, reazionario, quando non direttamente fascista. A questo punto la domanda è un'altra: non sarà che abbiamo perso completamente il senso delle proporzioni? Perché non c'è nulla di estremo nel chiedere legalità. Non c'è nulla di estremista nel pretendere che uno Stato controlli i propri confini. Non c'è nulla di nazista nel voler vivere in città sicure, ordinate e governate da regole uguali per tutti. E invece no. Per anni le élite politiche, mediatiche

e culturali europee hanno preferito insultare chi poneva certi temi piuttosto che affrontarli. Hanno derubricato tutto a razzismo, xenofobia, odio. Hanno trasformato il dissenso popolare in una patologia morale. Nel frattempo, però, la realtà bussava alle porte delle case. Immigrazione incontrollata, tensioni sociali, criminalità, quartieri trasformati, servizi pubblici sotto pressione, senso crescente di insicurezza. E i cittadini, vedendo che nessuno aveva il coraggio di nominare questi problemi, hanno cominciato a votare chi almeno li riconosceva. Ecco il successo di Farage. Che, mi permetta, viene definito «estrema destra» in modo ormai grottesco e automatico. Oggi «estrema destra» significa semplicemente non essere allineati al pensiero progressista dominante. È un'etichetta usata per delegittimare qualunque posizione non conforme. Naturalmente adesso partirà il solito teatrino. Opinionisti scandalizzati, editoriali terrorizzati, intellettuali che spiegheranno quanto sia «pericoloso» il voto popolare. Nessuno però si farà la domanda più importante: perché milioni di persone stanno abbandonando i partiti tradizionali?

Perché il punto non è Farage. Farage è il sintomo, non la causa. La causa è una sinistra europea che ha smesso di rappresentare lavoratori, ceto medio e cittadini comuni per trasformarsi nel partito delle élite urbane, delle ossessioni ideologiche e del moralismo permanente. Una sinistra che parla di asterischi, linguaggio inclusivo e fluidità di genere mentre la gente chiede sicurezza, stipendi dignitosi e controllo del territorio. Ma anche i conservatori pagano il conto. Perché quando il centrodestra governa senza avere il coraggio di difendere davvero le proprie idee, gli elettori finiscono inevitabilmente per cercare qualcuno che lo faccia senza vergognarsene.

E questo fenomeno non riguarda soltanto il Regno Unito. È una tendenza europea ormai chiarissima. I popoli non ne possono più di essere accusati di odio semplicemente perché vogliono continuare a sentirsi a casa propria.

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