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Trump: "Aspetto oggi una risposta da Teheran". Intelligence Usa: "Khamenei fondamentale nelle strategie dell'Iran"

Il presidente americano attende entro oggi una risposta ufficiale di Teheran alla proposta americana per fermare l’escalation nella regione. Intanto l’Iran denuncia le “provocazioni” Usa nello Stretto di Hormuz e minaccia “conseguenze catastrofiche”, mentre l’intelligence americana individua in Mojtaba Khamenei una figura chiave nelle strategie del regime

Diretta Trump: "Aspetto oggi una risposta da Teheran". Intelligence Usa: "Khamenei fondamentale nelle strategie dell'Iran"
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La tensione tra Stati Uniti e Iran resta altissima. Donald Trump ha dichiarato di aspettarsi “stasera” una risposta da Teheran alla proposta avanzata da Washington per mettere fine alle ostilità nella regione. Parallelamente, l’Iran ha accusato gli Usa di alimentare l’escalation nel Golfo Persico, avvertendo che le operazioni militari nello Stretto di Hormuz potrebbero avere “conseguenze catastrofiche” a livello internazionale.

Secondo l’intelligence americana, Mojtaba Khamenei starebbe assumendo un ruolo centrale nella strategia politica e militare iraniana, compresi i

negoziati con Washington. Sullo sfondo restano anche le tensioni nel Golfo, con il caso della maxi chiazza di petrolio al largo dell’isola di Kharg: Teheran respinge ogni responsabilità e punta il dito contro petroliere europee

Iran all'Onu: "Azioni Usa a Hormuz producono conseguenze catastrofiche"

Il rappresentante dell'Iran presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha avvertito il Consiglio di Sicurezza dell'Onu che "le continue azioni militari statunitensi nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz potrebbero produrre conseguenze catastrofiche che si estenderebbero ben oltre la regione e minaccerebbero la pace e la sicurezza internazionali". Iravani ha rilasciato questa dichiarazione in una lettera indirizzata alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza, condannando gli attacchi statunitensi contro due petroliere iraniane e altre località lungo le coste iraniane nello Stretto di Hormuz, avvenuti giovedì sera. Secondo Mehr, Iravani ha sottolineato che "l'atto di pirateria statunitense, attraverso l'attacco a navi mercantili e il blocco navale, costituisce una chiara violazione del cessate il fuoco".

Teheran, chiazza petrolio a Kharg colpa di navi europee

 Un parlamentare iraniano ha respinto le accuse secondo cui Teheran avrebbe scaricato petrolio in mare vicino all'isola di Kharg, dopo che le immagini satellitari hanno mostrato grandi chiazze di petrolio intorno a questo importante snodo per l'esportazione. Jafar Pourkabgani, membro del parlamento in rappresentanza della provincia di Bushehr, ha affermato in un post sul social X che le chiazze di petrolio sono state causate da "residui di petrolio e acque di zavorra di scarto provenienti da petroliere europee" scaricate in mare. Riferendosi poi alle accuse riportate da Fox News secondo cui l'Iran avrebbe rilasciato petrolio perché i serbatoi di stoccaggio erano pieni, ha aggiunto: "Questa affermazione è falsa e fa parte dell'operazione psicologica del nemico".

Iran: chiazza di petrolio a largo isola di Kharg grande 71 km quadrati

 Le immagini satellitari scattate ieri mostrano un'apparente fuoriuscita di petrolio che copre circa 71 chilometri quadrati al largo dell'isola di Kharg, il principale terminale di esportazione di greggio dell'Iran. Lo ha affermato Ami Daniel, amministratore delegato della società di intelligence marittima Windward AI. La chiazza è stata avvistata per la prima volta nelle immagini satellitari martedì. La fuoriuscita è avvenuta prima dell'ultima serie di attacchi statunitensi nella regione. L'isola di Kharg si trova all'altra estremità del Golfo rispetto allo Stretto di Hormuz, a centinaia di miglia di distanza. Ieri il Pentagono ha rifiutato di commentare se ci fossero stati recenti attacchi sull'isola di Kharg. Sebbene l’origine della fuoriuscita sia sconosciuta, probabilmente non verranno avviate operazioni di bonifica nelle acque dove Stati Uniti e Iran si sono scontrati, ha affermato Daniel. Nina Noelle, esperta di operazioni di crisi internazionali presso Greenpeace Germania, ha precisato che sembra improbabile che la fuoriuscita abbia un impatto sulla terraferma, sebbene possa comunque influenzare alcuni habitat marini sensibili.

Araghchi, provocazioni USA nel Golfo minano la diplomazia

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha fatto osservazioni in merito alla escalation navale degli Stati Uniti nel Golfo parlando al telefono con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, Araghchi avrebbe detto che le recenti azioni “provocatorie” degli Stati Uniti nel Golfo Persico e la “retorica offensiva” da parte di alti funzionari americani avevano aumentato i sospetti iraniani sull’impegno di Washington per la diplomazia. Avrebbe anche accusato gli Stati Uniti di violare ripetutamente il cessate il fuoco, dicendo che l’approccio di Washington sta minando gli sforzi diplomatici e approfondendo la diffidenza tra gli iraniani nei confronti delle intenzioni degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri ha affermato che, per portare avanti il processo diplomatico, è necessario porre fine agli attacchi illegali e agli "approcci irragionevoli ed eccessivi" da parte della controparte.

Inviato Onu, azioni Usa a Hormuz producono conseguenze catastrofiche

Il rappresentante permanente iraniano delle Nazioni Unite Amir Saeed Iravani ha detto che le recenti misure statunitensi sono "ostili e provocatorie", avvertendo di "conseguenze catastrofiche" nello stretto di Hormuz. Parlando con i giornalisti, Iravani ha affermato che le recenti azioni degli Stati Uniti costituiscono “comportamenti ostili e provocatori”, osservando che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva pubblicamente riconosciuto queste misure. Ha sottolineato che l’Iran mantiene il suo pieno diritto all’autodifesa ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e prenderà “tutte le misure necessarie” per proteggere la sua sovranità e i suoi interessi nazionali. L’inviato iraniano ha avvertito che la continua attività degli Stati Uniti nello stretto di Hormuz potrebbe portare a “conseguenze catastrofiche” non solo per la regione, ma anche con ripercussioni internazionali più ampie.

Trump: "Attendo risposta da Teheran all'ultima proposta stanotte"

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato venerdì ai giornalisti che si aspetta di ricevere una risposta dall’Iran "stasera" in merito a una proposta volta a porre fine alle ostilità nella regione. "Dovrei ricevere una lettera, presumibilmente stasera. Quindi vedremo come andrà", ha detto Trump mentre si preparava a lasciare la Casa Bianca per recarsi a una cena nel suo campo da golf nel nord della Virginia.

Intelligence Usa, Mojtaba Khamenei cruciale nelle strategie dell'Iran

 L'intelligence Usa ritiene che Mojtaba Khamenei, il nuovo leader supremo dell'Iran, stia svolgendo un ruolo cruciale nel definire la strategia bellica, al fianco di alti funzionari di Teheran. Lo riporta la Cnn, in base a diverse fonti a conoscenza del dossier, secondo cui l'esatta portata della sua autorità all'interno di un regime ora frammentato rimane comunque poco chiara. Tuttavia, è probabile che Khamenei stia contribuendo a dirigere la gestione, da parte dell'Iran, dei negoziati con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto, malgrado non compaia in pubblico da quando ha riportato gravi ferite durante un attacco che, all'inizio della guerra, ha causato la morte di suo padre Ali Khamenei e di diversi alti vertici militari del Paese, alimentando le speculazioni sul suo stato di salute e sul suo ruolo all'interno della struttura di leadership iraniana. L'amministrazione Trump continua a perseguire una soluzione diplomatica al conflitto, mentre il cessate il fuoco si protrae ormai da oltre un mese: secondo le fonti, l'intelligence Usa valuta che l'Iran stia ancora cercando di riorganizzarsi all'indomani della campagna di bombardamenti americani che ha lasciato intatte significative capacità militari di Teheran, preservando la facoltà del Paese di resistere per ulteriori mesi a un blocco statunitense.

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