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L'urlo di Marina: "La cicatrice dell'ingiustizia resterà sempre"

La presidente Fininvest: "Inchiesta assurda, fondata sul pregiudizio ideologico". Lo "stupore" sul ritardo di mesi nel rendere nota l'archiviazione

L'urlo di Marina: "La cicatrice dell'ingiustizia resterà sempre"
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"La cicatrice dell'ingiustizia resta per sempre". Nelle parole di Marina Berlusconi c'è il senso profondo di una soddisfazione che si mescola con il dolore per l'infinita vicenda giudiziaria vissuta dallo storico leader del centrodestra e per l'ennesima conferma dell'infondatezza di accuse che per decenni ne hanno accompagnato la vicenda politica e personale.

La presidente di Fininvest e Mondadori parla senza mezzi termini di una "assurda inchiesta" finita nel nulla per la sesta volta e definisce l'intera costruzione accusatoria un "teorema giudiziario e mediatico" fondato non sulle prove ma sul "pregiudizio ideologico". La figlia maggiore del Cavaliere si dice colpita dal fatto che il decreto di archiviazione risalga a gennaio e che la notizia sia emersa soltanto mesi dopo. "Viene da chiedersi", osserva, "se l'esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore". Al centro del suo intervento c'è soprattutto la difesa dell'eredità politica del padre. Marina ricorda infatti il ruolo svolto dai governi Berlusconi nella lotta alla criminalità organizzata, dal consolidamento del carcere duro per i boss mafiosi all'introduzione del Codice antimafia fino alla nascita dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati. "Questi sono i fatti". La vicenda assume però anche un valore simbolico più ampio. L'ennesima archiviazione viene letta come la conferma delle fragilità di un sistema giudiziario che troppo spesso ha consentito che accuse prive di riscontri concreti producessero effetti politici e mediatici duraturi. Per questo Marina richiama la "grande occasione perduta" rappresentata dalla mancata approvazione del referendum sulla giustizia e torna a sollecitare riforme capaci di rafforzare le garanzie dei cittadini, a partire dalla responsabilità civile dei magistrati. "Quella della giustizia resta un'emergenza", sostiene, ribadendo che "la bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata". Marina si chiede anche chi potrà restituire al padre "il tempo trascorso sotto il peso di accuse terribili e infondate" e se qualcuno risponderà mai del "falso spacciato per vero".

Sulla stessa linea anche Barbara Berlusconi. Per la terzogenita dell'ex premier, scomparso nel giugno del 2023, l'archiviazione segna la fine di un altro "teorema" costruito su accuse "assurde e inverosimili". "Oggi la verità crolla addosso agli accusatori di mio padre", dichiara, sostenendo che siano state impiegate inutilmente ingenti risorse pubbliche per sostenere ipotesi rivelatesi prive di fondamento. A suo giudizio il provvedimento del Tribunale di Firenze restituisce verità alla memoria di Berlusconi dopo decenni di "accuse, insinuazioni e fango".

Marta Fascina, parlamentare di Forza Italia e compagna di Berlusconi, posta una foto del Cavaliere sui social. E scrive: "Trent'anni di persecuzione, fango e veleni. Ma l'invidia e l'odio oggi vengono sconfitti! Giustizia è fatta amore mio!". Le reazioni convergono dunque su un punto: la convinzione che l'archiviazione rappresenti anche una forma di risarcimento morale nei confronti di Berlusconi.

Una verità che, seppur arrivata dopo molti anni, non potrà sanare "la cicatrice dell'ingiustizia", ma che comunque contribuisce a restituire dignità alla memoria di uno dei grandi protagonisti della storia politica italiana.

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