"A me nessuna ricompensa, a qualcun altro 200 e rotti milioni di commissioni per mascherine insalubri...". Dario Bianchi è il manager di Jc Electronics a cui la Protezione civile chiede mascherine KN95, salubri. Quando si passa alla Struttura commissariale il contratto è carta straccia, "come ha accertato il tribunale di Roma ricostruendo ciò che ho vissuto sulla mia pelle e quella dei miei cari".
Dissero che non erano a norma e il 3 agosto 2020 il contratto fu risolto...
"La sentenza ha definito quella risoluzione ingiustificata e pretestuosa. Le inchieste Gdf hanno documentato che la pratica di validazione si arenò perché ai tecnici non fu trasmesso il test decisivo, mentre i laboratori delle Dogane ne certificarono la qualità. La domanda va rovesciata: perché una fornitura italiana, verificata dai laboratori delle Dogane ed approvata da Inail, fu liquidata con motivazioni pretestuose?"
Lei che risposta si è dato?
"Guardi il nostro contratto veniva affossato con mascherine dichiarate Salubri KN95 AX-KF95, mentre la struttura commissariale firmava la maxi-commessa da 1,2 miliardi di euro con tre consorzi cinesi, mediata da una rete di intermediari che si è spartita oltre 200 milioni di provvigioni. Registro un fatto: per fare spazio, qualcun altro doveva uscire. Siamo stati fatti uscire con una risoluzione dichiarata illegittima dal tribunale".
Qualcuno sapeva che erano scadenti
"Le Dogane del Lazio scrissero ai vertici di informare il governo di bloccare le mascherine insalubri e dannose destinate a medici ed infermieri, più persone sono andate a minacciare il funzionario che se n'era accorto e la famiglia, con cui solidarizzo come con gli ufficiali Gdf contestati in commissione Covid".
Il 7 novembre 2024 arriva la sentenza: 203 milioni di risarcimento...
"È la quantificazione fatta da un Ctu e da un giudice applicando i criteri di legge. Il danno che mi ha certificato un professore della Bocconi era pari al doppio. Ma quei 203 milioni (poi diventati 278 con gli interessi) sono il prezzo che i cittadini pagano per una decisione presa nel 2020 dalla Struttura commissariale. Chi si indigna per il risarcimento dovrebbe indignarsi per l'atto che lo ha generato".
E arriviamo alla transazione da 100 milioni. Per il Pd Francesco Boccia "si vede che non erano soldi vostri"...
"La transazione è avvenuta non prima dell'appello ma mentre era in corso e dopo che l'avvocatura dello Stato ha potuto valutare le difese presentate dai miei avvocati. Uso le parole del ministro della Salute Orazio Schillaci: era l'unica occasione per contenere il danno per l'erario, lo Stato ha risparmiato 178 milioni estinguendo anche i contenziosi. Trovo singolare che chi era al governo come Boccia oggi contesti chi ha ridotto".
Lei ha accusato l'avvocato Luca Di Donna, ex collega di studio di Giuseppe Conte nello studio Alpa.
"La documentazione in mio possesso prova che negli stessi giorni in cui mi sono ritrovato nello studio Alpa, si è attivata la macchina amministrativa pubblica che mi ha messo fuori gioco. C'era chi si proponeva come consulente per delle commesse in cambio di una percentuale sul fatturato. E non sono stato l'unico a ravvisare tali elementi".
Ma l'indagine è stata archiviata. E Conte respinge ogni coinvolgimento
"Conte dovrebbe prendere atto della sentenza che ha accertato le gravi irregolarità commesse in mio danno. L'archiviazione è arrivata, ma è anche vero che traffico di influenze e abuso d'ufficio sono stati aboliti o riscritti. Non è un'assoluzione nel merito, è la constatazione che quei comportamenti non sono più perseguibili. Ma sul piano della decenza istituzionale la domanda resta: è normale che, mentre lo Stato comprava mascherine, qualcuno girasse per studi legali proponendosi come consulente per quei contratti in cambio di percentuali mettendo in evidenza una vicinanza personale con chi amministrava le commesse?".
Conte ha contattato Alfredo Mantovano per sollecitare l'impugnazione
"Può un ex premier con delega ai Servizi segreti andare contro una sentenza che accerta i danni prodotti da una struttura creata dal suo governo?".