Macron tenta il rilancio: "Tagli drastici alle tasse". Ma Le Pen lo sorpassa

Il piano: meno imposte, età pensionabile più alta, no alla patrimoniale. Il sondaggio choc

Niente pulpito, sceglie una scrivania. Il presidente francese siede all'Eliseo come fece De Gaulle a suo tempo, ma a un mese da elezioni europee che vedono per la prima volta il sorpasso di Marine Le Pen e del Rassemblement National (24%) sulla sua formazione politica (ferma secondo l'ultimo sondaggio OpinionWay al 21%). Per questo prova a spezzare in due il quinquennato, Macron, in cui rimpiange l'impressione d'essere stato «duro» e qualche volta «ingiusto». «Ho sbagliato, forse ho fatto riforme troppo velocemente». È l'inizio del suo «Atto» II. Subito i gilet gialli: «Rivendicazioni giuste oscurate da deriva violenta». Poi pronuncia il «Sì» all'innalzamento dell'età pensionabile, un secco «No» alla patrimoniale sui capitali («riforma pragmatica che rivendico») e l'annuncio di un taglio alle tasse «stimato in 5 miliardi», per cui rimanda all'operato del governo.

Più che guardare negli occhi i francesi, Macron sceglie la formula del tête-à-tête con i giornalisti. Nel rinnovato Salone delle Feste all'Eliseo, si prende un'ora per tracciare le linee guida del rinnovato baricentro politico. Quello post-crisi (che da cinque mesi tinge di giallo le piazze transalpine) e quello venuto dall'ascolto dei francesi in tre mesi di grande dibattito nazionale. È una conferenza stampa con prefazione in cui mette al centro la voglia di «ristabilire l'arte di essere francese». Cioé? «Un patriottismo inclusivo dove ognuno faccia la sua parte». A partire dallo Stato, a cui chiede una spending review («taglio del numero dei parlamentari, di enti inutili e funzione pubblica»), e da se stesso, che dice di non pensare alla rielezione quando si tratta di prendere decisioni.

Pur non credendo «alla Repubblica del referendum permanente» (perché «sono cambiato, ma non cambio rotta»), Macron annuncia l'intenzione di «semplificare le regole per i referendum di iniziativa condivisa». Una consultazione - spiega - che preferisce al referendum popolare chiesto a gran voce dai gilet. «Oltre una certa soglia, che sarà definita, i cittadini potranno portare un argomento nel dibattito pubblico». Conferma l'obiettivo di abbassare la disoccupazione al 7% entro il 2022. Arriva anche l'atteso annuncio di riforma dell'Ena, rimettendone la soppressione a una commissione ad hoc. Risponde così alle proteste che da 24 settimane portano parte della Francia a schierarsi contro le élite. «Troppi a Parigi prendono decisioni senza andare sul terreno». Per questo, «bisogna cambiare il modello della formazione, voglio che in ogni provincia ci sia una figura che assorba le istanze locali e dia risposte». La «decentralizzazione di alcuni servizi» chiede tempo, ma «il cantiere è già partito». Il primo passo? «Non si chiudono scuole e ospedali senza l'accordo del sindaco» finché sarà presidente.

Sì, invece, a «proteggere» meglio «le frontiere»: «Dobbiamo rifondare la nostra politica migratoria, la solidarietà viene con la responsabilità». Poi la laicità. A questo titolo agisce la legge del 1905: «Non dobbiamo nascondercelo, esiste un islam politico, ho chiesto al governo di rinforzare i controlli anche sui finanziamenti alle moschee».

Dopo le misure sociali annunciate a dicembre, circa 10 miliardi di euro, Macron chiede soprattutto ai francesi di «lavorare di più» in cambio di sgravi alle imprese. «La vera ineguaglianza non è quella fiscale - precisa - ma di nascita, Bisogna agire dall'infanzia: certi Stati come la Finlandia danno l'esempio, i primi 1.000 giorni di vita di un cittadino francese sono decisivi. Dobbiamo dare a tutti le stesse possibilità di riuscire».

Su Alexandre Benalla, l'ex bodyguard accusato di violenze: «Non rimpiango di averlo assunto, ha fatto sbagli gravi, ma non è mai stato protetto dall'Eliseo e ha diritto alla presunzione d'innocenza come ogni cittadino».