"Mai le adozioni gay, ​ho un patto con Matteo"

Alfano ribadisce i paletti sulle unioni civili. E avverte: "Con il referendum i vincitori andrebbero ben oltre"

"Mai le adozioni gay, ​ho un patto con Matteo"

"Abbiamo votato questa fiducia perché la legge ha conferito diritti patrimoniali anche a coppie dello stesso sesso, ma ha detto chiaramente no all'equiparazione col matrimonio e anche alle adozioni". In una intervista al Corriere della Sera, a pochi giorni dal via libera alle unioni civili, il ministro dell'Interno Angelino Alfano rivela che con il premier Matteo Renzi hanno siglato "un patto" per non arrivare alle adozioni gay. "Se avessi dato retta a tutti i 'radicali' che mi consigliavano la rottura con Renzi - spiega - ci sarebbe stato un accordo con Grillo e avremmo avuto davvero il matrimonio gay, paritario a quello previsto nel codice civile, e anche le adozioni gay con la naturale conseguenza dell'utero in affitto".

Alfano non vede bene un referendum abrogativo delle unioni civili. "Con questa legge, un'eventuale sconfitta del fronte referendario spalancherebbe la strada ai vincitori per andare ben oltre - tuona il titolare del Viminale - un'operazione a rischio altissimo". Il "no" alle adozioni farebbe, dunque, parte di un patto con Renzi e il Pd. "Per noi - dice - non può rientrare dalla finestra ciò che abbiamo tenuto fuori dalla porta". E spiega: "La legge prevede che i decreti attuativi debbano essere adottati entro sei mesi. Si tratta di termini tassativi. Entro trenta giorni, su mia proposta, dovrà esserci un decreto del presidente del Consiglio che regoli le misure transitorie necessarie per la 'costituzionè delle unioni civili davanti all'ufficiale di stato civile".

Secondo Alfano le unioni civili non si "celebrano" ma si "costituiscono". "La legge non si limita a disciplinare le coppie dello stesso sesso, ma anche quelle eterosessuali di fatto, garantendo loro diritti patrimoniali. In questi casi si tratta di un uomo e di una donna che avrebbero potuto sposarsi a norma del codice civile, ma hanno scelto di non farlo - continua - dunque, una scelta differente: se fosse analoga non avrebbe senso non optare per una soluzione piuttosto che per l'altra". Il sindaco può tranquillamente delegare un assessore, e non solo, se non se la sente di costituire le unioni. Ma Alfano ricorda a Matteo Salvini, che aveva esortato i primi sindaci leghisti a fare obiezione di coscienza, che "il sindaco non agisce in qualità di vertice dell'amministrazione ma di ufficiale di governo, esercitando quindi una funzione statale che non ammette deroghe".

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