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"Immigrati mandati a morire per far ricominciare Mare Nostrum"

La ricostruzione del Giornale: "Strage voluta dai trafficanti di uomini per spingere gli italiani a scelte emotive". E la tesi convince anche Casini

"Immigrati mandati a morire per far ricominciare Mare Nostrum"

«Quei 344 poveretti non sono andati a fondo per caso. Erano degli autentici condannati a morte. La loro disgrazia doveva servire a far ripartire Mare Nostrum». La fonte del Giornale non vuole rivelare il proprio nome, ma grazie agli incarichi di alto livello governativo ricoperti in passato conosce assai bene il dossier Libia e quello di Mare Nostrum. Ed è anche in possesso di informazioni molto dettagliate sul prologo della tragedia. «Quando i trafficanti sono andati a prendere quei 460 disgraziati negli scantinati alla periferia di Tripoli e li hanno costretti a seguirli sulla spiaggia il mare era già forza sette. Con quelle condizioni meteo nessun trafficante, neppure il più spregiudicato, mette in mare uomini e barche Con quel tempo sanno tutti che non si arriva neppure fuori dalle acque costiere. Loro hanno fatto l'esatto contrario. Non si sono manco sognati di utilizzare i barconi con la chiglia, quelli per intenderci usati dei pescatori ed in grado di tenere il mare. Hanno portato in spiaggia quattro gommoni malandati che non avrebbero resistito neppure ad una notte di bonaccia».

Ancor peggiore è stata la scelta dei predestinati. Secondo Flavio di Giacomo, portavoce dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, sui quattro barconi della morte sono stati fatti salire migranti provenienti da Mali, Costa d'Avorio, Senegal, Niger. E molti di loro sono stati costretti a salire con la forza dopo esser stati minacciati con bastoni e pistole ed esser stati derubati di ogni loro avere». Con il classico comportamento razzista tipico delle organizzazioni criminali libiche gli organizzatori della traversata della morte hanno scelto, insomma, solo individui di pelle scura, ovvero esseri umani considerati meno di zero. «Se qualcuno si fosse rifiutato di salire sui gommoni probabilmente sarebbe stato ucciso sul posto tanto per dare l'esempio - continua la fonte del Giornale - è chiaro che dietro l'operato di questi figli di buona donna c'era un piano preciso. Non a caso prima di mettere in mare i gommoni ci hanno persino avvertito dell'imminente partenza. Quell'avvertimento non puntava però a permettere il salvataggio dei naufraghi. L'intento, credetemi, era esattamente l'opposto. Volevano che la tragedia non si consumasse in silenzio. Volevano una strage con i riflettori. Una strage sotto gli occhi dell'opinione pubblica internazionale. Hanno architettato tutto al solo scopo di rilanciare i loro sporchi affari. Da quando abbiamo sospeso Mare Nostrum i loro traffici sono infatti assai meno redditizi perché i clienti calano in continuazione e quelli che ancora arrivano si rifiutano di pagare per fare la fine dei topi. Creando il disastro speravano di riportarci all'autunno del 2013 e far ripartire le operazioni della Marina Militare italiana».

Alla tesi di un piano tanto cinico quanto crudele, di una sordida macchinazione messa in piedi dalle organizzazioni di trafficanti di uomini, sembra credere anche il presidente della commissione Affari esteri del Senato, Pierferdinando Casini. «Siamo in presenza - scrive su Facebook l'ex presidente della Camera - di una manovra della criminalità organizzata che gestisce questa tratta di esseri umani per spingerci a scelte emotive. Decine di rapporti documentano come gli scafisti abbiano utilizzato la missione Mare Nostrum per incrementare i loro loschi traffici. Ieri hanno ricercato questa strage imbarcando contro la loro volontà, e in presenza di una tempesta, centinaia di persone».

 

 

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