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Mascherine farlocche e minacce a chi denunciava. Oggi tocca a Fraccaro rispondere di omissis e silenzi

L'audizione del sottosegretario a Palazzo Chigi dei giallorossi in era Covid

Mascherine farlocche e minacce a chi denunciava. Oggi tocca a Fraccaro rispondere di omissis e silenzi
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L'Aventino può attendere. Oggi alle 12 in commissione Covid verrà ascoltato l'ex sottosegretario a Palazzo Chigi Riccardo Fraccaro. Fu lui, per sua ammissione, a sapere che l'Italia stava importando mascherine farlocche dalla Cina tramite società non comprese nella white list di aziende affidabili che il governo di Pechino aveva diffuso. A dirglielo ai primi di maggio del 2020 era stato in un lungo messaggio whatsapp il whistleblower delle Dogane Miguel Martina, più volte audito in commissione, che di questa lista aveva parlato ai vertici delle Dogane e che del rapporto con Fraccaro ha riferito in commissione. Martina sapeva che stava arrivando "la mer... per i medici", lo avvisava del pericolo di importare e sdoganare senza controlli mascherine con marchio Ce contraffatto destinate alla Protezione civile, come lo stesso Martina aveva scoperto in un'indagine sulle mascherine comprate dalla Regione Lazio condotta assieme ai Nas. Cosa che Martina aveva detto ai superiori ma per tutta risposta gli furono tolti tutti gli accessi. Ma l'ex funzionario ha anche ricevuto delle minacce di morte per sé e i suoi familiari in due distinti appuntamenti sotto casa sua, intervallati dalla frase "'ste mascherine, 'sti Dpi devono arrivà... È diventato un affare di Stato che ci stritola tutti", come il Giornale aveva anticipato la scorsa estate, c'è un esposto alla Procura di Roma su cui nulla si sa. Purtroppo per lui dalla sinistra non è arrivata alcuna solidarietà per le minacce rivelate e riversate in un fascicolo, circostanza che lascia sconcertati e che un servitore dello Stato fedele e indifferente alle pressioni avrebbe certamente meritato.

Non è chiaro se nel messaggio a Fraccaro Martina ha riversato l'ipotesi delle minacce, né conosciamo la risposta dell'esponente politico grillino - legato all'ex funzionario delle Dogane da una lunga amicizia e da una comune appartenenza politica M5s - ma solo quello che lui affermò quando la notizia del messaggio venne resa nota. A svegliarlo dal torpore servì una conferenza stampa, organizzata qualche giorno dopo queste inquietanti rivelazioni, lo scorso settembre da Fratelli d'Italia con i capogruppo di Camera, Senato e commissione Covid Galeazzo Bignami, Lucio Malan e Alice Buonguerrieri per denunciare gli errori e le bugie sulla pandemia. "Appurato che i fatti erano stati denunciati alla Procura, scelsi in quel momento di non riferire a nessuno questa informazione e chiesi a Martina di non aggiornarmi su fatti coperti da segreto d'ufficio per non intralciare in alcun modo la magistratura né compromettere le indagini", fu la sua versione ufficiale. Alla faccia del giuramento sulla Costituzione, Fraccaro ha sostenuto di aver taciuto un potenziale pericolo per la salute pubblica al presidente del Consiglio in carica che stava combattendo la pandemia pur di salvaguardare un'indagine che poi come sappiamo sarebbe comunque naufragata per discutibili strategie della Procura su cui qualcuno potrebbe anche decidere di indagare. Difficile credere all'ex sottosegretario M5s, ma tant'è.

Da allora Fraccaro ha preferito un low profile, a quanto è dato sapere i rapporti con Conte sarebbero cordiali ma non ottimali, per via di alcune scelte politiche non condivise di cui potrebbe anche essere chiamato a dare conto, di fronte a un organismo giurisdizionale a cui non si può mentire sotto giuramento per non rischiare la denuncia per falsa testimonianza. FMan

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