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Mastella in chiesa e con la fascia commuove i concittadini: "Sono malato, pregate per me"

Nella basilica di Benevento le parole del sindaco: "Spero di farcela". La solidarietà trasversale

Mastella in chiesa e con la fascia commuove i concittadini:  "Sono malato, pregate per me"
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Solo una settimana fa aveva festeggiato i suoi cinquant'anni in politica al Teatro Romano di Benevento: c'erano la prima e la seconda Repubblica al giubileo di Clemente Mastella, oltre a imprenditori, cantanti e agli amici di sempre. Ma aveva scelto di non incupire quel momento e di separare i concetti: festa e malattia.

Quindi non davanti al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi o al senatore Pier Ferdinando Casini o a Diego Della Valle. E tantomeno ha scelto di confessarsi sugli spalti virtuali dei social davanti al pubblico aggressivo e maldisposto che sta in agguato dietro a ogni display. E dove qualsiasi cosa, anche la più seria, viene alla fine relegata nello spazio residuale e angusto in cui prolifera il folclore. La rivelazione a sorpresa del sindaco settantanovenne di Benevento (lo è da ormai dieci anni) è invece arrivata ieri, al termine della celebrazione per la patrona del Sannio nella Basilica della Madonna delle Grazie. Mastella è salito sul pulpito e, trafitto dalla fascia tricolore, ha messo addosso ai suoi concittadini uno sguardo di spavento: "Anch'io sono malato, spero di farcela. Pregate per me". Abito blu, voce tremante e certe lacrime che gli facevano l'onda sotto l'iride. Una frase brevissima, perché quando la lucidità è incalzata dall'ansia conviene tagliare corto. Ma non avrebbe potuto fare nulla di più logico, semplice e al contempo eversivo scegliendo di parlarne proprio lì, in chiesa. E come si fa a non restare immobili, come chiodi picchiati a terra storti, mentre qualcuno ti spiega che spera di trovare un modo per continuare a vivere? Il luogo perfetto dove maneggiare un simile argomento senza mancargli di rispetto, un posto che mette al riparo della "volgarità" qualsiasi confessione. Perché c'è sempre qualcosa che insidia le cose di cui abbiamo più pudore, e allora bisogna scegliere con cura a chi affidarle e dove e come. E ieri, lì, non c'era nulla di impudico.

Andava bene davanti alle centinaia di fedeli, ai suoi compaesani e al loro modo di comporre un mondo più piccolo e umano: il farmacista, il consigliere comunale, il carabiniere... tutti gomito a gomito sistemati sulla stessa panca ad ascoltare per davvero e a raggelare, con le facce incredule che cascavano smagliate fino al mento, prima di esplodere in un applauso di incoraggiamento. In mezzo a quelle navate perfette per trovare una risposta utile a nessuna domanda. Il posto perfetto per ricordare che poco importa se la carne avvizzisce più rapidamente dell'anima perché c'è la fede a decorare i muri e a entrarti nelle narici sotto forma di incenso.

E Mastella è sempre stato un uomo di fede, figurarsi se lei non lo ricambierà adesso. E c'era il neo arcivescovo Michele Autuoro a sottolineare l'importanza di essere lì, in quel momento, insieme nel labile spazio semantico che separa la comprensione dal giudizio.

Qualche ora dopo, hanno iniziato ad arrivare i messaggi di solidarietà da parte della politica italiana, dal vicepremier Antonio Tajani al presidente della Dc e deputato di Fratelli d'Italia, Gianfranco Rotondi, al presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, a Pier Ferdinando Casini.

Tutti a incoraggiarlo contro questa malattia che lo tormenta ormai da tempo, tutti a stringersi in una vicinanza immediata che non stingerà da domani. Perché le promesse fatte in chiesa sono comunque, per chiunque, qualcosa da onorare più che se fatte altrove.

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