Nulla. Non abbiamo imparato nulla. Se una ragazza telefona dal baule dell’auto del suo fidanzato chiedendo aiuto, se lui poco dopo avvisa la madre di lei dicendo «È morta», allora il caso Cecchettin, le campagne contro i femminicidi e i «Mai più» invocati nelle piazze perdono improvvisamente di senso.
Torniamo al punto di partenza, in un tremendo gioco dell’oca sociale. Ed eccoci, ancora, a raccontare lo sfogo di un padre disperato che, ancor prima di aver seppellito la figlia, esplode sui social: «Fino a poche ore prima le dicevo di denunciarlo. Forse non ho fatto abbastanza per salvare mia figlia» crolla Franco Isceri, papà di Lorena, gettata dal cavalcavia dal suo compagno Federico, che si è suicidato poco dopo. «Nessuna donna deve morire così».
Il video, girato con la pacatezza composta delle persone per bene, è un appello alla politica, a cominciare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Vi prego, siate uniti, senza destra e sinistra. Chiedo che quello che è successo a Lorena non accada più: lavorate nelle scuole, potenziate i centri anti violenza e gli strumenti normativi contro i femminicidi. Nessuna donna deve morire così, nessuna famiglia deve soffrire come noi». Sembrano le parole di Gino Cecchettin nel 2023, quelle che cercano di trasformare il dolore più assurdo in qualcosa di utile per gli altri papà, per le altre figlie «affinché non accadano più simili tragedie ad altre donne».
Non passano due ore dall’appello, che subito la premier Giorgia Meloni raccoglie la nuova sfida: «Nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente - scrive su social - Perché ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti. E tutti noi, insieme, dobbiamo saper reagire. Dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi. Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà». Ci saranno quindi decisioni imminenti sulle campagne di sensibilazione, sul meccanismo delle denuce.
Lorena non ha denunciato, è scappata da Federico - violento e sempre più minaccioso - ma non si è rivolta alle forze dell’ordine per paura di fargli del male. È solo fuggita per un breve periodo, si è allontanata da quel rapporto tossico per respirare. Ma alla fine si è trovata chiusa in un baule, a cercare di salvarsi in extremis. La sua famiglia soffoca dal dolore. E il Paese ci riprova ancora a declinare il suo «Mai più».
