Leggi il settimanale

Mercati in attesa: dopo i record le promesse di pace non bastano più

Giù il costo di petrolio e energia con il Brent a 93 dollari al barile

Mercati in attesa: dopo i record le promesse di pace non bastano più
00:00 00:00

Il respiro e il ritmo del mercato non dipendono mai solo dall'economia e dai numeri, ma anche dalla geopolitica. Non si tratta di una novità, dal 28 febbraio le Borse di tutto il mondo sono ostaggio delle notizie che provengono dal Medioriente, o meglio dalla Casa Bianca e come decide di agire in Iran. É evidente: lo scacco allo Stretto di Hormuz ha soffocato le catene di approvvigionamento, gonfiando i costi dell'energia, ma ora l'aria è cambiata. Dopo una tregua fragile e segnata da continue tensioni, i negoziati hanno subito un'accelerazione improvvisa, trasformando le ipotesi di un accordo in passi concreti verso una pace formale. Una transizione che è stata accolta con grande slancio dagli investitori globali, pronti a ridisegnare le loro mappe geopolitiche.

Wall Street ha deciso di guardare avanti, ignorando anche alcuni piccoli incidenti militari avvenuti nelle ultime notti. Gli investitori, ottimisti dopo l'annuncio della pace nel Memorial Day (il 25 maggio) hanno scommesso su una tregua duratura e, in risposta, il Nasdaq ha abbattuto la barriera psicologica dei 30mila punti, trascinando con sé anche l'S&P 500, cresciuto del 9% dall'inizio delle ostilità. Eppure, nella giornata di ieri, nonostante nuove indiscrezioni sulla pace, i mercati sono rimasti sul chi va là, rimanendo vicini ai massimi, ma senza crescite record. L'ondata di ottimismo ha attraversato i fusi orari, infiammando l'Asia con giornate positive anche per Nikkei (che ha chiuso in pari) e Kospi (+2,3%), per poi planare sulle Borse europee, che si muovono guardinghe.

Insomma, finché la riapertura di Hormuz rimarrà una promessa oscillante sul tavolo delle trattative, i mercati continueranno a macinare primati, pronti a scommettere sulle voci prima ancora che sui fatti, ma anche a rallentare non appena le promesse non si trasformano in realtà. Si assiste a un vero e proprio gioco delle parti in cui gli annunci politici, spesso amplificati da Donald Trump sui social, muovono i capitali sulle sole aspettative. A inizio settimana Piazza Affari aveva festeggiato le indiscrezioni, sfondando lo storico tetto dei 50.109 punti. Ma ieri è rimasto in attesa, chiudendo con una perdita dello 0,64% a 49.578 punti. Incerte anche le altre principali borse europee: a Parigi il Cac40 ha guadagnato lo 0,43%, il Ftse100 a Londra lo 0,13%, mentre Francoforte ha chiuso intorno alla pari. Forse dopo annunci di pace, nuovi bombardamenti, nuovi annunci e pause, i mercati preferiscono attendere la firma effettiva di un trattato o la riapertura dello Stretto di Hormuz prima di festeggiare di nuovo.

Ben diversa e più ottimista la reazione dei prezzi energetici, che si sono sgonfiati rapidamente, allentando il cappio attorno all'economia globale. Il Brent è crollato del 3,4% scendendo a 93,37 dollari al barile, mentre il Wti statunitense ha perso il 4,2% attestandosi a 89,96 dollari (19.30 ora italiana): per entrambi si tratta dei livelli più bassi dal 7 maggio scorso.

Parallelamente, sul mercato Ttf di Amsterdam, il gas naturale per la scadenza di giugno è scivolato a 45,65 euro a megawattora.

A qualunque mercato si guardi, la strada verso la normalità sembra tracciata, ma i mercati sanno che tra la promessa di una tregua e la realtà della stabilità economica c'è ancora un mare di incertezze.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica