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Minori schiavi dei like. Starmer vieta i social Il caos delle leggi e la minaccia dell'IA

Ue divisa sull'età del patentino digitale. L'Italia studia il blocco per gli under 14

Minori schiavi dei like. Starmer vieta i social Il caos delle leggi e la minaccia dell'IA
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C'è un'età in cui ogni like vale quanto un trofeo e ogni reel ignorato brucia come un insulto. Ci si sente sbagliati davanti a video che filtrano la perfezione più irreale. E si perde tempo, tanto tempo, a scrollare il nulla, rinunciando a sé. Che sia infanzia o pre adolescenza, quella fase va protetta.

Ma non c'è ancora uniformità, soprattutto in Europa, nel dire con precisione quale può essere l'età giusta del "patentino digitale": per alcuni paesi è 16, per altri 14, per gli psicologi dovrebbe salire a 17.

Il premier britannico Keir Starmer lo farà: ha annunciato il divieto totale di accesso ai social media in Gran Bretagna per i minori di 16 anni a partire dalla primavera del 2027. Niente TikTok, niente Instagram, niente Snapchat né X. Consentite solo le chat di WhatsApp e Signal, per non creare un isolamento sociale che i ragazzini di oggi forse non sarebbero più in grado di gestire. Starmer ha detto di non voler "scendere a compromessi sulla sicurezza e la felicità" dei figli del suo paese. Parole paterne, che "dettano" una linea comune. La Francia vieterà i social fino ai 15 anni entro Natale, come appena annunciato da Emmanuel Macron. La vera apripista sull'argomento è stata l'Australia: dallo scorso dicembre le principali piattaforme social sono obbligate per legge a bloccare gli utenti sotto i 16 anni. Chi non si adegua rischia multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani: quasi 35 milioni di dollari americani. Regole simili anche in malesia, come risposta a cyberbullismo e abusi sessuali.

La Spagna sta completando l'iter legislativo, a novembre la Danimarca ha annunciato l'intenzione di vietare i social ai minori di 15 anni, con qualche eccezione per i genitori che volessero comunque autorizzare l'accesso per i figli sotto i 13. E l'Italia? La legge è in fase di siscussione e si pensa a un divieto fino ai 14 anni. Quello che già c'è e che già esiste nel quadro del GDPR europeo è l'obbligo del consenso genitoriale per gli under 14 che vogliono iscriversi a un social. Un requisito che qualunque teen ager sa come aggirare in circa trenta secondi. C'è chi ricorda che vietare non equivale a proteggere, che i giovani trovano sempre una strada e che senza educazione digitale qualsiasi legge è un'illusione. Ci sono poi gli studi, come quello della National academies of sciences, che ha appena dimostrato come i social causino "un peggioramento della salute adolescenziale". Uno studio pubblicato si Nature human behaviour nel 2025 ha confermato l'associazione tra uso dei social e salute mentale ma sostiene sia ancora troppo preso per dimostrare il "nesso causale".

E mentre si discute dei social, si affaccia con prepotenza un altro tema: quello dei chat bot di intelligenza artificiale.

In Italia è già stato registrato il primo caso clinico di dipendenza: una ragazza di 20 anni in Veneto è stata presa in carico dal SerD perché intossicata dalla sua "relazione" con Chatgpt e incapace di distinguere realtà e virtuale.

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