San Patrignano, la serie divide: Muccioli era santo o pericoloso?

Il documentario Sanpa di Netflix ha riportato all'onore delle cronache le vicende che riguardano la comunità terapeutica di San Patrignano, fondata da Vincenzo Muccioli. Per la rubrica Il bianco e il nero abbiamo sentito l'opinione del giornalista Giovanni Minoli e di Livia Turco, ex ministro nei due governi Prodi

San Patrignano, la serie divide: Muccioli era santo o pericoloso?

Il documentario Sanpa di Netflix ha riportato all'onore delle cronache le vicende che riguardano la comunità terapeutica di San Patrignano, fondata da Vincenzo Muccioli. Per la rubrica Il bianco e il nero abbiamo sentito l'opinione del giornalista Giovanni Minoli e di Livia Turco, ex ministro nei due governi Prodi.

Che ricordo/opinione ha di Muccioli?

Turco: “ Io, personalmente, Vincenzo Muccioli non l'ho conosciuto perché ai tavoli di lavoro del ministero veniva sempre il figlio Andrea. Posso dire che abbiamo avuto sempre visioni diverse perché noi, all'epoca, tentavamo la politica di riduzione del danno e la presa in carico. Per me San Patrignano era l'espressione di una politica molto diversa da quella che portavamo avanti noi. Sono sempre stata contraria alle sue politiche”.

Minoli: “Ho un ricordo affettuoso di una persona che si è spesa per il bene degli altri”.

Le inchieste che lo hanno coinvolto sono state una persecuzione giudiziaria oppure Muccioli non era il "santo" che voleva far credere?

Turco: “Non credo che sia stata una persecuzione giudiziaria. Erano fatti ben precisi”.

Minoli: “Non so se ha mai voluto far credere di essere un santo. So che quasi tutti i tribunali italiani li mandavano i condannati perché fossero curati a San Patrignano. Le cose raccontate sul documentario sono vere, sono vere le catene e la macelleria. Ma io penso che la proporzione delle situazioni e il montaggio mi sembra un pochino tendenzioso. Diecimila persone si salvano insegnandoli un lavoro e lì non si è visto tanto...”

Perché la sinistra ha sempre dato l'idea di mal sopportare San Patrignano?

Turco: “Noi, come governo dell'Ulivo, abbiamo portato avanti la lotta alla droga con grande determinazione e rivendico che, in quegli anni, questo era un tema al centro del dibattito politico, mentre adesso è totalmente scomparso. Il nostro slogan era: prevenire, educare e non punire. Avevamo fatto una legge per dare risorse alle comunità, i form anti-droga e aiutavamo sia i servizi pubbliche sia le comunità terapeutiche. Anche i miei amici don Benzi e don Ciotti erano su una linea diversa da San Patrignano. Non era la sinistra che aveva un'ostilità o preconcetti verso San Patrignano. C'era una sinistra che, intanto, si occupava di lotta alla droga e, poi, aveva una cultura e delle politiche che puntavano molto sulla prevenzione e considerava la punizione e la proibizione come elementi non efficaci. Con San Patrignano c'era un reciproco rispetto all'interno di visioni profondamente diverse”.

Minoli: “Andrebbe chiesto alla sinistra. Quello che so è che Muccioli nella Romagna cattocomunista è riuscito a fare quello che né la Chiesa né il Partito Comunista sono riusciti a fare, cioè occuparsi degli ultimi”.

Qual è l'eredità che Muccioli lascia nell'ambito della lotta alla droga?

Turco: “Io non ho un ricordo positivo della sua impostazione che prevedeva di insistere sulla punizione come metodo prevalente rispetto all'opera di integrazione. Questo aspetto era un punto di profonda distanza culturale e umana e mi pare che proprio la stessa comunità l'ha poi corretto”.

Minoli: “Muccioli è uno che ha capito prima di tutti gli altri, quando non si sapeva niente, quanto fosse pericolosa e lascia l'eredità della sperimentazione attiva”.

Sono tanti i vip che hanno difeso o si sono rivolti a San Patrignano, dai Moratti a Paolo Villaggio e non solo. Qual è il motivo per cui Muccioli divento anche un fenomeno mediatico?

Turco: “Muccioli, nella sua impostazione che io considero profondamente sbagliata, era sicuramente una personalità carismatica. C'è anche un carisma del male, io lo definirei così. Ma, ripeto, io valuto le questioni dal punto di vista delle politiche e mi pare che la comunità abbia corretto quella impostazione così brutalmente punitiva e io sono molto contenta di questa mutazione”.

Minoli: “Muccioli diventò un fenomeno mediatico perché faceva una cosa che non faceva nessun altro, cioè cercava di salvare i drogati con una certa insistenza e con risultato. Basta sentire l'intervista di Paolo Villaggio che riassume come nessuno il fallimento pedagogico del politicamente corretto di allora della cultura elitaria rispetto all'educazione dei figli verso la droga quando dice: 'Siamo noi praticamente che li abbiamo ammazzati perché non siamo stati capaci di educarli'”.