Ncd si sveglia solo ora. Dopo il sì alle unioni scoprono le adozioni

Costa avverte i giudici: "Basta stepchild adoption. Prima c'era un vuoto normativo che è stato colmato dalla legge Cirinnà"

Ncd si sveglia solo ora. Dopo il sì alle unioni scoprono le adozioni

Roma - Appena chiuso il fronte delle unioni civili, si apre all'interno della maggioranza quello delle adozioni. A dar fuoco alle polveri ci pensa il ministro per gli Affari regionali con delega alla Famiglia, Enrico Costa, Ncd, rivolgendosi a quei giudici, sempre più numerosi, che dopo la bocciatura in Parlamento della stepchild adoption, su cui Ncd è sempre stata intransigente, l'hanno di fatto resa possibile in tribunale.

«Basta alle sentenze creative», dice Costa. Quelle sentenze non le ha mai digerite e ora che le unioni civili sono una realtà, mette dei paletti per ostacolare quella parte maggioritaria del Pd che vuole andare oltre, arrivando ad approvare un ddl che garantisca le adozioni anche alle coppie omosessuali. «Sia chiaro - attacca il ministro - che non può rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta: in tema di stepchild adoption fino a oggi la giurisprudenza ha dato delle interpretazioni colmando un vuoto normativo. Ora quel vuoto non c'è più, c'è una norma chiara che esclude la stepchild e quindi mi attendo di vedere chiusa una fase di interpretazione creativa». Chiaro e diretto, forse anche per replicare a quello che ha detto ieri al Corriere della Sera Roberto Speranza, voce della minoranza dem, sulla necessità di recuperare quanto è stato stralciato dalla legge, cioè la stepchild adoption. Parlando al Forum delle associazioni familiari, dunque, Costa stoppa i giudici favorevoli alle coppie arcobaleno con bambini e ribadisce che i riflettori devono essere puntati esclusivamente sulle famiglie, visto che fino a questo momento c'è stato un «dibattito drogato dal tema delle unioni civili». Ci pensa Monica Cirinnà, prima firmataria della legge, a frenare il ministro. «Non è così, non c'è alcuna giurisprudenza creativa - sostiene la senatrice Pd - c'è la giurisprudenza che, davanti alla scelta del legislatore di non decidere, continua ad applicare la norma esistente che è la legge sulle adozioni richiamata esplicitamente al punto 20 del maxi-emendamento del governo. L'ultima frase del punto 20 dice che resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti. Quindi i giudici continuano ad applicare le legge in materia di adozione che, per la stepchild, applica la lettera D, cioè che per le adozioni in casi particolari il punto di partenza è la tutela del minore».

È proprio questo rimandare alla normativa esistente, che lascia in pratica carta bianca ai giudici sull'adozione del figliastro, a non piacere al centrodestra. Per Maurizio Gasparri il referendum serve proprio per impedire le sentenze creative: «La legge che anche il ministro Costa ha votato - osserva il senatore di Fi - apre la strada a una moltiplicazione delle sentenze creative in materia di adozioni gay». Ferma anche la posizione di Area popolare. «Il tema delle adozioni rappresenta un capitolo chiuso», taglia corto Renato Schifani. Mentre per Paola Binetti, sempre Ap, le parole della Cirinnà dimostrerebbero che «l'accordo di maggioranza per tenere la stepchild fuori dall'articolato della legge sia stato di fatto solo un bluff».

Un clima teso, ancor prima che la maggioranza espliciti le sue prossime mosse sulle già annunciate intenzioni di regolarizzare il tema delle adozioni anche per le coppie dello stesso sesso. E presto nel Pd si aprirà pure il fronte eutanasia, che ha iniziato l'iter in commissione Affari Sociali e potrebbe arrivare in aula alla Camera prima dell'estate.

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