Non posso esserci Ma quanto vorrei tu mi facessi un ritratto

La risposta di Camillo Langone alla lettera di Frida Kahlo

Non posso esserci Ma quanto vorrei tu mi facessi un ritratto

Frida, ti rispondo da un altro spazio-tempo, da un'altra lingua, da un'altra idea politica (non sono comunista), da un'altra sensibilità: la tua è un'ipersensibilità, la mia è un'iposensibilità, in parte innata, credo, e in parte coltivata con la letteratura (innanzitutto con la poesia di Orazio, teorizzatore della aurea mediocritas ). Ma non vorrei smorzare il tuo entusiasmo: io, pur con i miei modi per nulla concitati, ci tengo moltissimo a te. Ho sempre avuto un debole per le artiste, per le scrittrici, perfino per le poetesse, nonostante la poesia contemporanea non la possa soffrire, e per le attrici, le cantanti, le musiciste, le registe cinematografiche, un po' anche per le disegnatrici di gioielli, le stiliste di moda, le costumiste, le arredatrici, le scenografe, certamente per le fotografe e sopra ogni altra categoria per le pittrici. L'idea che una delle massime pittrici di tutti i tempi sia innamorata di me mi lusinga anche troppo. E sogno cose che non è saggio sognare: che tu mi faccia un ritratto immortale, che io ti dedichi una biografia definitiva, fantasie così. Mentre l'idea che una delle più avvenenti pittrici di tutti i tempi (sto parlando sempre di te) brami il mio corpo non solo mi insuperbisce, com'è ovvio anche mi eccita. Oggi ho guardato le foto in cui sei nuda: non credevo ce ne fossero in giro così tante, ero convinto che negli anni Trenta una donna famosa non si spogliasse facilmente. Non sapevo dei liberi costumi in auge nel Messico dell'epoca fra gli intellettuali comunisti, non potevo immaginarli essendo cresciuto in una nazione in cui l'intellighenzia comunista si contraddistingueva per moralismo. Qui la loro icona si chiamava Enrico Berlinguer, uomo assurto a insopportabile simbolo di morigeratezza. Prima di vedere quelle foto pensando a te mi venivano in mente i tuoi fantastici autoritratti, alcuni baffuti, e le foto in cui sei superabbigliata e a volte anche lì baffuta. Ho scoperto che nella realtà quotidiana non eri poi così baffuta, che avevi giusto un poco di peluria come milioni di donne latine che però di solito giustamente se la tagliano e che il tuo problema non si chiamava ipertricosi bensì Diego Rivera: il marito che ti voleva baffuta a tutti i costi, per una sua a me incomprensibile perversione.

Io per stile non parlo mai male degli altri uomini quindi mi limito a dirti che a me questa perversione manca. Che ti preferisco nelle foto in cui sei perfettamente liscia, come quella di Lucienne Bloch in cui mordicchi maliziosa la collana. Scrivi che la tua notte è lunga, Frida. Anche la mia. Il mio cuscino non è bagnato di lacrime ma di sudore (è molto calda l'estate italiana del 2015). Non piango però sospiro per la tua bocca che non bacerò, per il tuo corpo che non stringerò, per il ritratto che non mi farai, per la biografia che non ti dedicherò. «Non è possibile che tu non sia qui», dici con la testarda ingenuità delle donne innamorate. Purtroppo è il contrario: non mi è possibile esserci, dico con la triste consapevolezza degli uomini realisti. Posso solo sognarti e ti assicuro che lo farò.

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