Eugenia Roccella, ministro per le pari opportunità e la famiglia, è figlia di uno dei principali dirigenti del partito radicale con Pannella, ed è stata negli anni Settanta leader del movimento femminista.
Onorevole, come ha interpretato quell'insulto ("le ginocchiere nuove") rivolto alla Meloni da un deputato dell'opposizione?
"Non so se ci fosse una intenzione sessista consapevole. Ma il sessismo c'è comunque. Te ne accorgi facendo politica. Non ti dicono mai stronza: ti dicono puttana".
Questo ricorso a stereotipi sessuali fa parte di una cultura radicata?
"Sì, difficile da rimuovere. Anche perché quando l'insulto sessista viene rivolto a una donna di destra cambia tutto. C'è una differenza abissale tra le reazioni al sessismo che viene da destra e quello che viene da sinistra. Se il sessismo è di sinistra sparisce ogni forma di solidarietà".
Perché?
"Perché la sinistra ha sempre considerato la battaglia delle donne come roba sua. Non accetta che la destra la faccia propria".
E sbaglia?
"Sbaglia, sì. Non c'è mai stata un'identificazione della lotta delle donne con la sinistra. La sinistra già mezzo secolo fa batteva solo sull'aspetto di classe delle lotte di liberazione. E mal sopportava un movimento che attraversasse le classi come il movimento delle donne".
Le donne, anche in quegli anni, votavano in maniera trasversale?
"Certo. E infatti la sinistra aveva molti dubbi sul voto alle donne. Se rilegge i carteggi tra Anna Kuliscioff e Filippo Turati, che erano compagni di vita e giganteschi leader socialisti, vede che lei chiedeva il voto alle donne e lui sollevava molte perplessità perché diceva che le donne avevano un orientamento conservatore".
Pochi giorni fa è stato celebrato l'ottantesimo del voto alle donne.
"Già. E le dirò che non mi è piaciuto affatto il monologo della Cortellesi davanti alle massime autorità dello Stato".
Perché?
"Come fai, su un tema del genere, a non citare Giorgia Meloni, la prima donna a capo del governo?"
C'è Nilde Iotti, prima presidente della Camera.
"Il problema non è essere la prima a. Ogni donna che ha raggiunto un traguardo è certamente importante, ma non tutte offrono alle altre donne lo stesso messaggio. Non sono in discussione i meriti di ciascuna, ma c'è chi è arrivata attraverso la cooptazione e chi per conquista personale. Giorgia Meloni è l'unica che ha vinto esclusivamente con le proprie forze. Ha fondato un partito, ha ottenuto la leadership della destra, ha vinto le elezioni, ed è arrivata a palazzo Chigi. Lei è la prima leader donna. Leader completa, vera, assoluta. La forza di rappresentazione della leadership femminile nessuno mai l'ha espressa come Giorgia Meloni. Questo dà molto fastidio alla sinistra. il desiderio di insultarla nasce da lì".
Chi è Giorgia Meloni?
"L'ha spiegato bene proprio lei. Non ha detto: Sono la presidente del Consiglio, sono la segretaria di Fratelli d'Italia. Ha detto: Sono Giorgia, sono una donna. Una frase importante per tutte le donne. È una clamorosa affermazione della soggettività femminile. Una cosa che la sinistra non è mai riuscita a fare. Sbaglia Elly Schlein a dire: Non serve una premier che non combatte per le donne.
A parte che non è vero, ma il messaggio che Giorgia ha trasmesso al Paese è dirompente: una donna che vince da sola e che conquista una leadership di straordinaria forza politica e di immagine. È una grande conquista per tutte le donne, uno straordinario atto di liberazione".