Mondo

Germania e Olanda: scontro aperto con Italia e Francia. Sulla crisi del gas l'Ue al collasso

Orbán contro Berlino: "È cannibalismo europeo, così si salvano solo i ricchi"

Germania e Olanda: scontro aperto con Italia e Francia. Sulla crisi del gas l'Ue al collasso

Questa volta, per lo meno, qualcuno ci aveva provato, ma il tentativo è stato - come al solito - un completo insuccesso. L'Unione europea, cioè la Germania e i Paesi suoi accoliti, è totalmente contraria all'emissione di debito comune sul modello del Fondo Sure per finanziare misure contro il caro-bollette. La proposta del commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, e del collega al Mercato interno, Thierry Breton, contenuta in una lettera inviata ai principali quotidiani europei è stata pertanto bocciata. «Dobbiamo fare progressi sugli acquisti comuni di gas, dobbiamo cambiare la struttura del mercato elettrico, ma gli strumenti che sono stati utilizzati durante la pandemia non possono essere trasferiti a uno a uno» in «uno scenario di inflazione», ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco, il liberale Christian Lindner.

All'Italia, per il momento, non resta che rassegnarsi a rincari-monstre dei prezzi energetici. «Se dovessero trovare conferma le previsioni degli analisti con un aumento delle tariffe del gas del +70% a partire da ottobre, per gli italiani si tratterebbe di una maxi-stangata da 2.942 euro su base annua a famiglia solo per la spesa legata alle forniture di gas», ha affermato Furio Truzzi, presidente di Assoutenti, aggiungendo che «un rincaro così pesante porterebbe le tariffe a salire nell'ultimo trimestre del 2022 del +117% rispetto all'analogo periodo del 2021».

D'altronde, Berlino si è messa al sicuro con un piano da 200 miliardi che coprirà parzialmente il fabbisogno energetico per la restante parte del 2022, il 2023 e il 2024. «È un piano giustificato» dalle dimensioni della Germania, ha detto il cancelliere Olaf Scholz in una conferenza stampa congiunta con l'omologo olandese Mark Rutte. «La maggior parte dei soldi del Recovery Fund non è ancora stata spesa», e questo fondo «agisce direttamente nella crisi attuale», ha spiegato Scholz di fatto aprendo a una potenziale «curvatura» dei piani nazionali verso l'emergenza energetica. Circostanza esclusa dal vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Domnbrovskis secondo cui si possono «definire spazi di flessibilità nell'uso dei fondi di coesione che rimangono dal bilancio Ue 2014-2020 per usarli nel contesto dell'attuale crisi energetica». Eppure nell'Ecofin di ieri a Lussemburgo il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, aveva presentato un piano basato su «5 «pilastri» tra i quali «l'abbassamento dei prezzi dell'energia disaccoppiando i prezzi dell'elettricità e del gas» e «un dispositivo di solidarietà europeo, basato sul modello Sure, con i tassi più bassi possibili».

Mentre lo spettro della recessione si fa sempre più concreto per ciascun Paese europeo, l'Ecofin sembra aver scelto la vecchia strada intrapresa al palesarsi della crisi greca circa 14 anni fa, cioè «ognun per sé e Dio per tutti». È chiaro, infatti, che quando si tratta di condividere qualcosa la Germania, l'Olanda e gli altri «frugali» non hanno intenzione di spendere nemmeno un centesimo, inconsci del pericolo che un collasso economico limitato a una parte dell'area euro trascinerebbe con sé l'intera zona monetaria. Uno scenario che per il presidente ungherese Viktor Orbán è concreto. «Gli Stati ricchi salveranno le proprie società con ingenti somme di denaro, mentre i poveri non possono. È l'inizio del cannibalismo in Ue», ha detto, esortando Bruxelles a «fare qualcosa» altrimenti «questo distruggerà l'unità europea».

Dunque, nel Consiglio europeo di domani e venerdì a Praga si discuterà di un «corridoio flessibile di prezzi del gas riferiti a parametri diversi dal Ttf olandese, sulla base del quale negoziare i contratti con i fornitori diversi dalla Russia». Ancora ieri Rutte ha ribadito la propria contrarietà a un price cap che rischierebbe di non far arrivare più gas in Europa. Martedì prossimo, poi, il Consiglio Ue dell'energia formalizzerà gli orientamenti che entro metà mese dovrebbero sfociare in una proposta della Commissione che, però, non ha ancora una bozza pronta. In estrema sintesi, l'Italia farà meglio a reperire risorse nelle proprie pieghe di bilancio, a partire dai 10 miliardi di deficit in più «consentiti» per il 2022.

Commenti