Quelle icone della sinistra insabbiate dalla pandemia

Mattia Santori, Carola Rackete e Greta Thunberg, tre giovani icone della sinistra, sembrano ormai finite nel dimenticatoio. Ma è davvero solo colpa della pandemia?

Quelle icone della sinistra insabbiate dalla pandemia

Mattia Santori, Carola Rackete e Greta Thunberg. Tre giovani idealisti che sognavano di cambiare il mondo, ora sembrano essere già stati dimenticati.

La sinistra italiana, che aveva salutato con favore l’arrivo delle sardine in funzione anti-Salvini e inneggiato sia all’immigrazionista tedesca sia alla giovane ambientalista svedese, si trova priva delle sue icone. Ma il tramonto di questi simboli e delle loro istanze è imputabile, come ha sostenuto Greta Thunberg in un’intervista a Repubblica, solo alla pandemia oppure esistono anche dei motivi strutturali che hanno determinato il loro declino?

“I simboli decadono per tutti con la pandemia, non solo per la sinistra ma per tutti”, ci spiega il sondaggista Renato Mannheimer che aggiunge: “È nella figura stessa di simbolo che c’è la delusione perché nessuno, in realtà, è perfetto e anche le persone segnalate come simbolo decadono. È sempre successo nella storia”. Basti pensare alla maggior parte dei presidenti americani. “Anche l’elezione di Obama avrebbe dovuto dare una svolta alla sinistra italiana, ma non l’ha data”, sottolinea Mannheimer. Ma ci sono temi, come l’ambiente che, ormai, sembrano intramontabili “e, una volta finita la pandemia, ritornerà molto prepotentemente”, assicura il capo dell’Ispo. Dello stesso avviso è anche il suo collega Nando Pagnoncelli che sottolinea: “La pandemia, in questo caso, non ha alterato la sensibilità ambientale che in questi anni è cresciuta persino nelle aziende sia per merito di Greta sia per merito dell’enciclica ‘Laudato Sì’ di Papa Francesco”.

L’immigrazione, invece, è un tema molto meno avvertito rispetto al recente passato e di Carola Rackete si erano perse le tracce finché, pochi giorni fa, è arrivata la notizia del suo arresto in Germania, a seguito di una protesta ambientalista contro la costruzione di un’autostrada. “Se prima del Covid il 46% degli italiani poneva il tema dei migranti come una delle priorità del Paese e si collocava subito dopo i temi economici, ora questo tema pesa per il 27%, secondo l’ultima rilevazione di ottobre”, fa notare Pagnoncelli che chiosa: “I flussi continuano ad esserci ma gli italiani sono più preoccupati per le loro salute e per la situazione economica”.

Anche Nicola Piepoli ne è convinto: “Per gli italiani non esiste altro tema che il covid” e, quindi, secondo lui, sarebbe persino prematuro dare per defunti questi miti. “Le sardine continuano a esistere, ma non se ne parla perché si parla solo del nuovo dopoguerra, ossia il dopo-Covid”, sottolinea il veterano dei sondaggisti. Il movimento di Mattia Santori, infatti, “è nato ma solo per contendere voti alla destra, non per combattere il coronavirus e ora non c’è destra o sinistra, esiste solo il ‘si salvi chi può’ dalla nave che affonda proprio come nel ‘43”, sentenzia Piepoli. In tempo di guerra, non c’è spazio per i movimenti d’opinione. “Le icone sono tramontate perché- spiega ancora il sondaggista - non promettono di salvare la pelle, sono inefficienti rispetto all’obiettivo utilitaristico della popolazione. Non c’è politica nella mente degli italiani, c’è solo paura”. Mannheimer, invece, considera già finito il tempo delle sardine proprio per la mancanza di una spinta propositiva: “Il movimento di Santori è durato poco perché non si è organizzato e, poi, sono stati fregati dal lockdown. Forse non aveva abbastanza idee se non quella di frenare l’avanzata di Salvini e criticare l’establishment della sinistra”.