Il partito di Della Valle? Sì, tra intrighi e salotti

Della Valle non perdona a Renzi l'abbraccio a Marchionne e il mancato aiuto su Italo. Fonderà un nuovo partito? Sì. Già guarda a Passera

Il partito di Della Valle? Sì, tra intrighi e salotti

Nasce il partito di Della Valle? Un passaggio del durissimo intervento di mister Tod's nella chiacchierata con Floris dell'altra sera lo lascia intendere, quando, rivolgendosi a Renzi che governa da non eletto, dice: «Se vuole si presenti e vedremo se i voti li prende lui o altra gente che magari si può preparare». Non direttamente («io non faccio politica»), ma se servisse «mi rendo disponibile a fare delle cose».

E tre. Nel giro di tre giorni quello di Della Valle è stato il terzo violento attacco esterno al governo Renzi - e al patto del Nazareno che lo identifica sempre più - dopo quello del direttore del Corriere della Sera , Ferruccio De Bortoli e il più pacato, come sta nelle cose, di Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana. Il primo giornale del Paese, i vescovi e l'imprenditore che più di tutti rappresenta il successo del made in Italy nel mondo. Una convergenza di interessi diversi ha preso di mira il governo. Di qui a dire che si prepara un partito il passo è però assai audace perché sono troppo diversi i percorsi che stanno portando una fetta della classe dirigente a criticare Renzi e la sua squadra, che De Bortoli ha definito «di una debolezza disarmante». Difficile altresì negare che qualcosa, dietro le quinte, si stia muovendo ed escludere che nel tempo possa assumere una forma compiuta.

Di sicuro Della Valle ha lanciato un sasso pesante. Qualche nome interessato c'è. Per esempio quello di Corrado Passera, l'ex banchiere di Intesa e ministro dello Sviluppo del governo Monti che rifiutò l'avventura di Scelta civica per poi fondare il suo movimento, Italia unica: Passera non ha mai avuto esitazioni quando, prima di Della Valle o De Bortoli, ha giudicato Renzi inadeguato. Al momento non risulta che con Della Valle ci sia un progetto, ma l'interessato non lo esclude: «Con grande coerenza - ci dice - fin dalla primavera ripeto che il modo di far politica di Renzi non è ciò che serve all'Italia. C'è bisogno di un cambiamento ben maggiore, in termini di riforme, di programmi, di politica economica. Ora mi fa piacere che persone di diversa provenienza professionale comincino a esprimere la stessa delusione e si dicano disponibili a costruire qualcosa».

Difficile azzardare oltre. Tra l'altro la squadra di Italia unica resta al momento coperta, come lo sono i nomi che ha in mente Mr. Tod's, anche perché molti personaggi di peso a lui vicini come Oscar Farinetti di Eataly o Nerio Alessandri di Tecnogym restano in quota a Renzi. Difficile immaginare anche un appoggio dei cosiddetti salotti buoni della finanza, di cui Della Valle è stato fiero oppositore già dal 2011, schierandosi contro Cesare Geronzi, cacciato dalle Generali nel 2011, Giovanni Bazoli, presidente di Intesa che resta nel suo mirino e persino Mediobanca, ai tempi della formazione del cda del Corriere della Sera. Alle grandi banche milanesi, in questo momento, Renzi va più che bene perché la sua politica europea è quella che le serve, specie alla vigilia dell'introduzione della vigilanza unica della Bce. Mentre non risulta che grandi imprenditori come gli azionisti privati delle Generali, De Agostini, Del Vecchio o Caltagirone, tramino nell'ombra per rovesciare Renzi. A cui, al massimo, rimproverano qualche atteggiamento un po' troppo guascone.

Facile, invece, individuare qualche elemento in più della virata a 180 gradi di Della Valle, ex ammiratore di Renzi. Due su tutti. Il primo è la delusione legata a Marchionne e alla Fiat, con cui Della Valle ha combattuto una strenua battaglia per rendere indipendente il Corriere (di cui Fiat è il primo socio e lui il secondo), perdendola. E trovandosi oggi all'opposizione al punto da approvare pubblicamente l'editoriale di De Bortoli, che pure non ama (ricambiato). Ebbene, solo due anni fa, quando il patron della Fiorentina era un amico di Renzi e lo sosteneva, Marchionne apostrofò l'attuale premier come il «sindaco di una piccola, povera città». Mentre oggi gli tocca vederselo in Usa a braccetto con Marchionne quando gli imprenditori come lui stanno qui a lavorare e non hanno spostato la sede fiscale all'estero. Un affronto.

La seconda riguarda Ntv, la società ferroviaria che fa concorrenza alle Fs sull'alta velocità di cui Della Valle è socio fondatore. Ntv è oppressa dai debiti e questo governo, invece che favorire la concorrenza, non ha guardato in faccia a nessuno e ha cancellato il regime di prezzi elettrici agevolati. Promuovendo per di più il nemico Mauro Moretti al vertice di Finmeccanica. Per Della Valle un altro affronto e una dimostrazione di scarsa fiducia nel libero mercato. Forse non a caso Ntv ci riporta a Passera che, da ad di Banca Intesa credette e finanziò il progetto (quasi 590 milioni) e da ministro introdusse l'Authority dei Trasporti. Chissà che non significhi qualcosa.

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