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Dal "patto di Vasto" ai 5 leader in camicia: ecco l'album dei flop

Le istantanee dei progressisti immortalano intese che non esistono. E la costante è sempre la rissa

Dal "patto di Vasto" ai 5 leader in camicia: ecco l'album dei flop

La migliore idea di marketing avuta dal centrosinistra negli ultimi 15 anni è l'immortale foto di gruppo. L'istantanea scattata ieri, che ritrae i sorridenti Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein (in rigoroso ordine alfabetico), ne è l'ultimo esempio: eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il campo largo. Un po' come quelle foto di famiglia post pranzo di Natale, dove tutti si fingono felici. E fa nulla se gli zii hanno appena finito di discutere sull'utilità di schierare un falso nueve in un 4-5-1 di stampo difensivista, le consuocere non si parlano dal matrimonio dei figli per via di quella dote troppo scarna e i cuginetti non riescono a concludere un gioco senza litigare. La polvere delle polemiche finisce magicamente sotto al tavolo. Dove, Calenda dixit, dovrebbe nascondersi persino Matteo Renzi. Il selfie scattato dai quattro in osteria ci costringe a riaprire l'album delle foto di famiglia del centrosinistra. Un album fatto di promesse, patti e immancabili delusioni.

L'epopea del volemose bene è iniziata con la foto di Vasto del 2011: c'erano Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro, un'alleanza sgretolatasi sotto i colpi dell'agenda Monti. Nel 2012, dopo settimane di screzi per le primarie, Bersani e Matteo Renzi suggellarono la pace sul palco della Leopolda: abito scuro, camicia bianca e cravatta nera per entrambi. "Vi presento il prossimo presidente del Consiglio", annunciò Matteo. Li soprannominarono i Blues Brothers, ma la commedia diventò presto un film horror. Poi venne il Bersani solitario al pub intento a lavorare a un discorso. Uno scatto "furbo" che però non fu premiato alle Politiche, quelle "non vinte" dal centrosinistra.

Nel dicembre 2013 l'allora premier Enrico Letta diffuse uno scatto con Renzi da poco segretario del Pd, entrambi sprofondati nelle poltrone dorate di Palazzo Chigi. "Lavoreremo bene insieme", la didascalia a margine. Due mesi dopo Letta consegnava a Renzi le chiavi del governo nella cerimonia della campanella più gelida della storia repubblicana. Altro che "Enrico stai sereno".

Nel pieno della sua ascesa politica, nel settembre 2014 Renzi radunò a Bologna i leader socialisti europei nella famosa foto della camicia bianca. Erano le maniche arrotolate di chi voleva ribaltare l'Europa. A oggi l'unico che è riuscito malamente a resistere è lo spagnolo Pedro Sanchez. Per gli altri, tanti saluti e grazie. Adieu al francese Manuel Valls; Auf Wiedersehen al tedesco Achim Post e Tot ziens all'olandese Diederik Samson.

A Narni, nel 2019, si trovarono Roberto Speranza, Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte in una prima embrionale istantanea di campo largo. Oggi, a sette anni di distanza, sono cambiati (quasi) tutti i leader ma le distanze restano immutate. Ci hanno provato anche Elly Schlein e Renzi ad appianarle, in un mitologico scatto alla partita del cuore. Nel calcio come nella vita, si diceva: assist di Matteo, gol di Elly. Ma, anche qui, l'improvvisato dualismo ha avuto vita brevissima.

Perché la costante è sempre la stessa: la fotografia nel centrosinistra non serve a immortalare un accordo che c'è, ma a inventare un'intesa che non c'è.

Si pensa che stringendosi un po' di più per far entrare tutti nell'inquadratura, magicamente spariscano le rissa sulle riforme, i veti incrociati e le visioni del mondo radicalmente opposte.

Nell'attesa della prossima crisi di nervi, non resta che conservare lo scatto con cura: il vintage, nel centrosinistra, non passa mai di moda.

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