Pio e Amedeo, sketch politicamente scorretto. "La civiltà non è nelle parole ma nel cervello"

I comici sdoganano l'uso di termini scomodi. L'ira di gay e comunità ebraica

Pio e Amedeo, sketch politicamente scorretto. "La civiltà non è nelle parole ma nel cervello"

In America ci sono sette parole offensive che (per legge) in tv non si possono dire: shit, piss, fuck, cunt, cocksucker, motherfucker e tits. Censurate nel momento stesso in cui un comico le pronunciò. Era il 1972 quando George Carlin, uno dei più grandi comici americani insieme a Lenny Bruce e Richard Pryor, nel suo spettacolo Class Clown, dedicò una parte del monologo a sette parole che in televisione non si potevano dire, non per legge ma per autocensura.

Pio e Amedeo (nel tondo), nella loro ultima puntata di Felicissima sera, venerdì su Canale 5, hanno provato a fare lo stesso lanciando una provocazione: peggio le parole o le intenzioni?

Tira, tira la corda si spezza ma la cosa sorprendente è che ci siano volute ben tre puntate per scatenare una bufera politico-mediatica sui due impertinenti presentatori. «Nero torna a casa tua è meglio o peggio di Negro vengo a prenderti e andiamo a cena insieme? Non basta togliere la G al centro per lavare le coscienze dei cretini, bisogna combattere i cretini con le loro stesse armi. Vi dicono negro? Ridetegli in faccia, li disarmate», dice Amedeo.

Pio prova a fermarlo (per finta) e a dirgli che si sta addentrando in un terreno pericoloso e che certi concetti possono essere fraintesi: «Mi dissocio». Ma Amedeo continua: «Il politically correct ha rotto il cBisogna poter scherzare su tutto, anche sull'avarizia degli ebrei, per esempio. Perché ai genovesi invece si può dire?». «Un abbraccio agli amici della comunità ebraica», dice Pio.

«Non si può dire la parola ricchione - insiste Amedeo - Devi dire per forza gay. Ci stanno educando che la lingua è più importante della mente. Ma è la cattiveria e l'intenzione il problema. Se vi chiamano ricchione o frocio per ferirvi voi ridetegli in faccia. L'ignorante e lo stolto non saprà cosa fare. E basta col fatto che solo i gay sono sensibili. Hitler! Si dice che fosse gay. Secondo voi era sensibile?».

Chiude Pio: «Amedeo, non ti devi mai esporre e lo sai perché? Perché siamo in Italia. Domani qualcuno ci critica e noi siamo spariti nel vuoto. Perciò chiedi scusa».

Ma le scuse non bastano e sui social le proteste non si contano più. Persino Aurora Ramazzotti il cui padre ha cantato su quel palco scrive: «Parole che si dicono ignorando che chi fa parte delle categorie in questione ha espresso chiaramente di non volerle sentire. Perché gli fanno male. Punto».

«Show omofobo», dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti Lgbt. «Pessimo esempio di comicità», il pensiero del senatore Tommaso Cerno che annuncia un'interrogazione parlamentare.

E Michele Bravi dal palco del Concertone del Primo Maggio dice: «Le parole sono importanti tanto quanto le intenzioni, le parole scrivono la storia, anche quelle più leggere possono avere un peso da sostenere enorme». Per rimanere in tema ecco Matteo Salvini: «Se Fedez può parlare di cosa vuole, allora lo stesso devono poter fare Pio e Amedeo. La libertà esiste per tutti».

Infine, la Comunità Ebraica di Roma, la cui presidente Ruth Dureghello è irritata: «Penso che abbiano voluto affrontare temi importanti con eccessiva superficialità dicendo che basta ridere in faccia a chi ti insulta. Non basta, perché le parole sono il preludio della violenza».

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