A pochi giorni di distanza dal Gay Pride di Roma, la comunità Lgbt italiana viene toccata da un fatto di cronaca che vede protagonista un uomo di 60 anni che, in Versilia, ha ucciso il figlio perché omosessuale e la madre che lo difendeva. Su questo abbiamo interpellato l'ex parlamentare Pd e attivista Anna Paola Concia.
Non crede che fatti di questo tipo dimostrino che i Pride abbiano smarrito la loro missione originaria?
"Penso che la missione del Pride sia quella di difendere i diritti civili delle persone omosessuali e transessuali e delle persone Lgbt in tutto il mondo. Questo è sempre stato da quando è nato, nel 1969, ma oggi è diventato un'altra cosa".
Cosa sono diventati i Pride oggi?
"Sono diventati intanto molto escludenti. Dire tu non ci vuoi venire, tu non ci vuoi venire, è un qualcosa di assolutamente agghiacciante perché i Pride erano luoghi dove tutti erano benvenuti. Oggi sono luoghi dove sono stati esclusi gli ebrei omosessuali quindi il Pride ha perso la sua natura da quando hanno cominciato a fare la classifica delle discriminazioni. Oggi decidono chi deve essere tutelato e chi no e, perciò, sono molto critica sul Pride odierno che, a mio avviso, dovrebbe ritornare alla missione originaria, difendendo i diritti dei cittadini palestinesi omosessuali che vengono ammazzati in Palestina o come in Iran e difendere i diritti degli omosessuali occidentali ed ebrei".
Ma perché la politica estera è entrata tra i temi del Pride?
"La politica estera c'entra col Pride nella misura in cui si denuncia che ci sono Paesi dove i gay vengono ammazzati o vengono messi in galera. Questa può essere una riflessione di politica estera: opporsi alla pena capitale o alla galera per le persone omosessuali come avviene in alcuni Paesi. In questo modo deve essere trattata la politica estera all'interno di in Gay Pride".
Ma è corretto sostenere che i palestinesi sono oppressi così come i gay sono oppressi in Italia?
"Mah, veramente in Palestina gli omosessuali vengono ammazzati...".