Emiliano è nei guai Ora finisce indagato per le primarie del Pd

Oltre ad Emiliano sono indagati il suo capo di gabinetto, Claudio Stefanazzi, e gli imprenditori Vito Ladisa e Giacomo Mescia L'indagine riguarda la campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017. Le accuse iniziali sono state ridimensionate

Emiliano è nei guai Ora finisce indagato per le primarie del Pd

Dall’esito di ulteriori accertamenti, effettuati nei mesi scorsi dal Nucleo di polizia economico-finanziario della Guardia di finanza dalla Procura di Torino arriva l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, firmato dal pm Giovanni Caspani, per il governatore della Puglia, Michele Emiliano, il suo capo di gabinetto, Claudio Stefanazzi, e gli imprenditori Vito Ladisa e Giacomo Mescia.

A darne notizia è La Gazzetta del Mezzogiorno. Le accuse iniziali, come era intuibile dalla mutata competenza territoriale, sono state ridimensionate. Sono, infatti, sparite le ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità né quello di abuso d'ufficio, di cui era stato inizialmente chiamato a rispondere Emiliano. L'accusa ancora in piedi è quella di finanziamento illecito ai partiti, per quelle fatture alla società torinese Eggers che i due imprenditori avrebbero pagato per conto di Emiliano, al termine della campagna elettorale per le primarie del Partito democratico del 2017, poi terminate con la vittoria di Matteo Renzi. Al foggiano Mescia ed al barese Ladisa è contestato anche il reato di false fatturazioni.

L’inchiesta era stata aperta a Bari nel 2018 con le perquisizioni alla Regione disposte dalla pm Savina Toscani e dall'allora procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno. La torinese Eggers, società di comunicazione a cui Emiliano si era affidato per la sua campagna elettorale, aveva inviato al governatore un decreto ingiuntivo a causa di fatture non pagate. Fatture che, come aveva sostenuto già la Procura di Bari, erano state poi pagate dai due imprenditori pugliesi con l'obiettivo di avere in cambio un atteggiamento favorevole da parte della Regione in merito a richieste di finanziamento per alcuni progetti o alla partecipazione a gare pubbliche. Ipotesi, queste, sempre smentite sia dai diretti interessati che da Emiliano e Stefanazzi. Questi ultimi due avevano salutato con favore l'invio degli atti a Torino da parte dei pm baresi, nella speranza che da lì sarebbe arrivata una richiesta di archiviazione.

Secondo l'ipotesi accusatoria, Ladisa e Mescia avrebbero pagato alla Eggers 65mila e 24mila euro per saldare alcuni debiti di Emiliano. Ai due imprenditori vengono contestati anche reati fiscali, relativi alle false fatturazioni. Caduta, come spiegto in precedenza, l'ipotesi di reato inizialmente contestata dalla procura di Bari relativa all'induzione indebita a dare o promettere utilità. Il pm di Torino Giovanni Caspani non ha ritenuto che fosse provato lo scambio di favori tra il governatore e i due imprenditori.

Il pm Caspani ha, però, ritenuto necessario effettuare ulteriori accertamenti sul caso. Le verifiche, affidate agli uomini del colonnello Luca Cioffi, avrebbero dato esito parzialmente favorevole. Il pm ha anche interrogato Pietro Dotti, titolare della Eggers e già indagato nell'inchiesta barese, la cui posizione sarebbe stata stralciata dal procedimento attuale. I quattro indagati hanno ora venti giorni per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati.