"Ora la palla è nel loro campo", dicono da Kiev dopo la lettera aperta di Zelensky a Putin. E da San Pietroburgo, lo Zar l'ha spedita per l'ennesima volta in tribuna. Altro che incontro, altro che apertura al dialogo o possibili spiragli di pace. "Non c'è motivo di incontrare Zelensky. La guerra finirà quando la Russia raggiungerà i suoi obiettivi" Non se ne parla nemmeno. Il "siamo pronti al dialogo" dei giorni scorsi era solo l'ennesimo bluff di uno Zar che, mai così in difficoltà, non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo del negoziato in condizione di difficoltà. Rischiando però di mettersi così in una posizione di ulteriore difficoltà.
C'era attesa per l'intervento di Putin al Forum economico di san Pietroburgo ma le speranze di un'apertura verso la fine della guerra sono andate disattese. Dopo la proposta di un incontro faccia a faccia per chiudere il conflitto, nel suo intervento il presidente russo ha proseguito con la consueta retorica. "Ho dato una rapida occhiata alla lettera di Zelensky contiene effettivamente elementi di maleducazione. È un modo per creare le condizioni per un incontro e per dei negoziati o per creare un contesto in cui qualsiasi incontro diventa impossibile? Credo sia la seconda opzione", ha detto dal palco. Aggiungendo poi che "Zelensky vuole solo cercare di fermare l'offensiva delle truppe russe sul terreno" e che "la Russia proseguirà le sue operazioni finché non verranno raggiunti tutti gli obiettivi". Punto e a capo. Dura e secca la controreplica di Zelensky: "Putin ha scelto, non vuole porre fine alla guerra".
Consapevole che solo ieri il presidente americano Donald Trump aveva lodato l'iniziativa di Zelensky sottoscrivendo l'idea di un incontro tra i due leader (e intestandosene il merito), Putin ha elogiato il tycoon dicendo che "il nostro rapporto si basa sul rispetto reciproco" e che se ci fosse stato lui al posto di Biden "il conflitto in Ucraina probabilmente non ci sarebbe stato". Ma adesso, lo Zar è all'angolo perché l'ennesima chiusura al dialogo non farà certo felice Trump. Oltre che l'Europa, che tra un vertice organizzato e la conferma del sostegno a Kiev, si schiera ancora una volta. "Nessuno desidera la pace più del popolo ucraino e del presidente Zelensky. Il contenuto della sua lettera, ha il nostro pieno sostegno", ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. A San Pietroburgo Putin (che ha anche incontrato l'amico Schroeder che vorrebbe come mediatore) ha cercato di negare le ormai palesi difficoltà economiche della Russia dicendo che "sentiamo critiche da tutte le parti secondo cui tutto è crollato... Siamo scesi allo stesso livello di crescita che registrano i Paesi dell'Eurozona negli ultimi anni", ha detto, criticando le sanzioni dell'Occidente ("sono concorrenza sleale"), e la Ue ("le élite europee stanno provocando il caos") e lanciando poi un attacco diretto (non il primo) al nostro Paese dicendo che con altri Stati è "tra le peggiori realtà nell'Unione europea per debito pubblico".
La guerra, quindi, continua e segue l'ormai solito drammatico spartito. Mentre i droni ucraini minacciano basi militari e strutture energetiche in Russia, nella notte l'esercito di Mosca ha colpito ancora obiettivi civili, tra cui uno stabilimento di Kiev che produceva prodotti alimentari per bambini causando 4 vittime e diversi feriti. Attacchi in serie anche a Dnipro, nel Sumy dove è stata colpita una scuola, e nel Kherson dove un drone ha colpito un'ambulanza che era stata donata dall'Italia. Il video ha fatto rapidamente il giro del web.
Sull'altro fronte, mentre si è realizzato un altro scambio di prigionieri, un drone marino ucraino è esploso nel porto di Costanza, in Romania dove non ci sono stati feriti perché la marina ucraina ha prontamente avvertito le autorità rumene. "Una delle navi senza equipaggio della Marina ucraina ha perso il controllo a causa di un attacco di guerra elettronica nemica. Abbiamo fornito le informazioni necessarie alla Marina rumena al fine di prevenire vittime tra la popolazione civile", ha dichiarato la Marina ucraina confermando che il drone fosse ucraino e che sia stato fatto esplodere al largo e lontano da uomini, mezzi e infrastrutture.
Un episodio che conferma come il rischio di incidente al di fuori del campo di battaglia resti comunque alto. In una guerra che sembrava potersi chiudere ma che dalle parti del Cremlino, evidentemente, vogliono continuare ancora a lungo.