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Ecco il toto-ministri di Draghi ​I nomi: chi entra e chi esce

Impazza il totoministri: da Panetta a Cottarelli, ma anche da Colao a Giovannini, ecco quali sono i nomi caldi per l'ingresso nell'esecutivo

Ecco il toto-ministri di Draghi ​I nomi: chi entra e chi esce

Una proposta che non si può rifiutare. Tra volti nuovi e qualche ritorno, è quella che Mario Draghi vuole avanzare al Parlamento con la sua squadra di governo. L’obiettivo è di proporre ministri competenti, che sappiano guidare il Paese in una fase così delicata. Le certezze al momento sono poche. Un punto fermo è il numero di quindici, al massimi sedici componenti del “dream team”. L’attenzione ruota inevitabilmente intorno al Ministero dell’economia e delle Finanze, quel Mef chiamato a gestire una fase delicata del Paese. Il nome più caldo è quello di Fabio Panetta, attuale membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea. L’unico dubbio è che, spostandolo da quella casella, l’Italia perderebbe un elemento di valore all’Eurotower. Da valutare anche i profili di Lucrezia Reichlin, docente della London Business School, e del ministro uscente Roberto Gualtieri, le cui quotazioni sono in ribasso.

Ma alle loro spalle scalpita Carlo Cottarelli, che fu convocato al Quirinale a fine maggio 2018 per formare un governo tecnico. Poi si trovò l’intesa tra Lega e Movimento 5 Stelle, così l’ex Mr. Spending review è tornato in panchina, ricavando comunque una grande visibilità mediatica. Il suo ingresso nell’esecutivo Draghi è dato per probabile: se non al Mef, c’è sempre lo Sviluppo economico come opportunità. Per quella poltrona è molto quotato, comunque, il manager Vittorio Colao, autore del piano di rilancio economico ignorato dal governo Conte 2. Colao ha anche chance di finire alle Infrastrutture e ai Trasporti.

Dalla Salute agli Esteri: i candidati

Grande attenzione ruota intorno al prossimo ministro della Salute. Roberto Speranza spera addirittura nella riconferma, ma appare improbabile per ragioni di opportunità politiche. Per questo si stanno spalancando le porte a Ilaria Capua, ex parlamntare e volto mediatico nei mesi di pandemia, ma c’è chi guarda al capo Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, per dare continuità all’azione del dicastero. In alternativa c’è il nome di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat e oggi numero uno dell’Asvis (Alleanza per lo sviluppo sostenibile), è il candidato principale al Ministero del Lavoro: per lui sarebbe un ritorno dopo l’esperienza nel governo Letta, dall’aprile 2013 al febbraio 2014. L’esperienza si interruppe a causa dell’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Oggi, invece, Giovannini potrebbe beneficiare della mossa di Renzi. Per lui, tuttavia, circola l’idea di affidargli il Ministero dell’Ambiente, lasciando al Lavoro l’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Un’altra casella prestigiosa è quella della Farnesina: agli Affari esteri è attesa la promozione di Elisabetta Belloni. Da tempo si vocifera di una sua promozione dopo aver occupato il ruolo di segretario generale al Ministero. La concorrenza da battere è quella di Enzo Moavero Milanesi, che ha occupato il ruolo già nel governo gialloverde. Più plausibile, però, un approdo agli Affari europei, incarico ricoperto da Moavero Milanesi nei governi Monti e Letta. Al Viminale, invece, circola l’ipotesi di Marta Cartabia, l’ex presidente della Corte costituzionale descritta sempre più come una riserva della Repubblica. Un posto nel governo Draghi è dato quasi per certo, salvo ripensamenti. Difficile, invece, la conferma di Luciana Lamorgese all’Interno: in un governo che cerca voti da tutti, sarebbe uno sgarbo a Matteo Salvini, entrato spesso in polemica con la sua erede al Viminale.

Giustizia e Istruzione: i possibili ministri

Paola Severino è invece indicata come papabile ministra della Giustizia: sarebbe un altro ritorno, visto il ruolo occupato nell’esecutivo Monti. L’alternativa, al momento data più debole, è rappresentata dal giurista Sabino Cassese. Per la Pubblica amministrazione circola con insistenza il nome di Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Il prossimo ministro dell’Istruzione potrebbe essere Patrizio Bianchi, docente dell'Università di Ferrara ed ex capo della task force del Ministero. Infine, un profilo meno noto, ma sicuramente vicino a Draghi, è il suo ex collaboratore alla Bce: Eugenio Sgriccia. Perfetto come sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

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