Quando Giuseppe Conte difendeva il metodo Stamina

I contatti col M5s iniziano nel 2013 quando Conte difendeva la piccola Sofia, che seguiva il protocollo ideato da Vannoni. Fu anche tra i finanziatori della Stamina Foundation

Quando Giuseppe Conte difendeva il metodo Stamina

Mentre Giuseppe Conte guarda in lontananza Palazzo Chigi, dentro e fuori dal Movimento 5 Stelle montano i mal di pancia. Il governo gialloverde sarà guidato da un premier non eletto. Proprio come Mario Monti, per intenderci. "L'ho presentato prima delle elezioni nella mia squadra di governo, noi siamo stati votati da 11 milioni di cittadini - si difende Luigi Di Maio - ci ha messo la faccia in campagna elettorale e dove è stato ha lasciato il segno perché ha sempre preteso un rigore etico-morale prima ancora di quello legale". Un rigore che, però, va a farsi benedire se si vanno a vedere le incongruenze riscontrate nel suo curriculum e il sostegno a quella colossale truffa che fu il metodo Stamina.

L'incontro con il Movimento 5 Stelle risale a quattro anni fa. "Mi chiesero se ero disponibile a farmi nominare nell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa". A creare il contatto, secondo la ricostruzione del Manifesto, sarebbe stato il braccio destro di Di Maio, Alfonso Bonafede, affascinato dalla battaglia di Conte a favore del metodo Stamina. "Il metodo è efficace - dicevano al tempo i grillii - siamo arrivati a questa conclusione dopo aver ascoltato le istanze dell’Istituto superiore della sanità, della Stamina foundation ma soprattutto dei cittadini". Le indagini dei tribunali e le analisi della comunità scientifica hanno dimostrato che il protocollo a base di staminali, ideato da Davide Vannoni, era una vera e propria truffa. Al tempo, come fa notare Repubblica, Conte, docente di diritto privato all'Università di Firenze dove Bonafede si è laureato, non solo difendeva Sofia, la bimba affetta da leucodistrofia metacromatica messa sotto i riflettori dalle Iene, ma faceva campagna per la "libertà di cura". "Il professore ci aiutò, ci seguì legalmente nel ricorso per proseguire con le cure a Sofia - raccontano all'Agi i genitori della piccola - ma non lo fece perché sostenitore di Stamina, non era il metodo in discussione ma l'aiuto a una bambina malata".

"Non invochiamo genericamente il diritto alla salute o a cure compassionevoli - diceva Conte nel 2013 - ma chiediamo che Sofia completi un protocollo di cure che è stato già concordato, approvato ed eseguito con una prima infusione di cellule staminali". Per il premier in pectore, il metodo orchestrato da Vannoni era "un principio di civiltà giuridica". Tanto che, come si legge sulla Nazione (guarda qui), nel luglio dello stesso anno aveva partecipato alla fondazione della onlus "Voa Voa" insieme ai genitori di Sofia. Fondazione che, come ricorda Next Quotidiano, poi si era messa a raccogliere soldi proprio per la Stamina Foundation Onlus. Per i grillini, dunque, un paladino della libertà. Peccato che il metodo Stamina sia stato bocciato dalla commissione per la sperimentazione, voluta dall'allora ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, e che Vannoni sia stato condannato.

Oggi, sebbene gli stessi genitori di Sofia ora neghino qualsiasi appoggio al protocollo, il sostegno al metodo Sondanna e la condanna di Vannoni pesano politicamente su Conte e sul Movimento 5 Stelle. "Cosa pensa il futuro premier, ad esempio, dei no vax e del decreto sull'obbligatorietà dei vaccini?", chiedono i dem ricordandogli "tutto ciò che fino a ieri è stato confinato nella sua legittima attività privata oggi diventa tema, e interesse, pubblico".

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