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Raggi costretta al rimpasto. Dubbi 5 stelle sul suo "bis"

È partita la resa dei conti elettorale di Virginia Raggi.

Raggi costretta al rimpasto. Dubbi 5 stelle sul suo "bis"

È partita la resa dei conti elettorale di Virginia Raggi. Via il vicesindaco e assessore alla Cultura Luca Bergamo e Carlo Cafarotti, assessore al Commercio. Dentro il consigliere comunale grillino Andrea Coia e Lorenza Fruci, delegata della sindaca di Roma alla Parità di genere. Coia occuperà il posto lasciato libero da Cafarotti, mentre alla Fruci, scrittrice, giornalista e compagna di classe della Raggi al liceo, andrà la delega alla cultura lasciata libera da Bergamo. Il nuovo vicesindaco sarà con tutta probabilità Pietro Calabrese, assessore ai trasporti, anche lui fedelissimo della sindaca. «Ci sono diversità di visioni politiche per il futuro di Roma. Ne abbiamo discusso di recente senza riuscire a trovare una sintesi», si è limitata a spiegare la Raggi. Ma dietro il repulisti c'è la ricandidatura dell'esponente grillina alle prossime elezioni comunali, previste per la tarda primavera di quest'anno. Un bis che sta mettendo a rischio l'asse giallorosso nella Capitale e che sta animando anche una fronda all'interno dei Cinque Stelle romani. Proprio Bergamo e Cafarotti sono stati tra i primi ad esprimersi contro la seconda candidatura della Raggi al Campidoglio. Il vicesindaco uscente ad agosto si era espresso in questi termini in un'intervista al Corriere della Sera: «Così Virginia sbaglia e fa un favore alla destra». Cafarotti aveva scritto un post critico su Facebook. Concetti ribaditi ieri da Bergamo, che ha parlato della ricandidatura della Raggi come di una «forzatura». Ancora Bergamo: «Avevo espresso mesi fa riserve su modi e tempi della sua scelta di ricandidarsi, perché così fatta, senza confrontarsi, senza riflettere sui limiti dell'esperienza, poteva disperdere la parte buona del lavoro fatto».

Ma intanto il blitz della Raggi è compiuto. E secondo quanto trapela, nemmeno la tempistica, in piena di crisi di governo, sarebbe casuale. Insomma, la scelta era stata fatta da tempo e Raggi aspettava solo il momento giusto per farla passare in secondo piano. Carlo Calenda, candidato in solitaria come sindaco di Roma, liquida così la faccenda: «Si dice che la prima qualità di un capo sia saper scegliere i collaboratori. Raggi ha licenziato 2 vicesindaci, 17 assessori, un capo di gabinetto, un capo del Personale, 6 tra alti dirigenti e dirigenti in Acea, 7 in Atac, 5 in Ama. Pochi mesi e potremo licenziare lei».

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