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Razzi su Kiev, droni contro Mosca. Zelensky: anche la Russia brucerà

Gli ucraini prendono di mira una raffineria, chiusi i 4 aeroporti. Dal Cremlino scatta la censura e accusa Ue e Usa: "False promesse". Rutte: "La Russia è in difficoltà"

Razzi su Kiev, droni contro Mosca. Zelensky: anche la Russia brucerà
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Come in una moderna parabola dell'occhio per occhio, il conflitto sembra aver imboccato la strada della reciprocità del dolore. "Se l'Ucraina brucia, brucia anche la vostra capitale". Le parole di Zelensky irrompono nella notte come una minaccia scolpita nel fuoco, mentre sopra Mosca il cielo si riempie del ronzio dei droni e delle scie dell'attacco ucraino più massiccio dall'inizio della guerra. Non è soltanto una dichiarazione politica: è il segnale di una nuova fase del conflitto, un messaggio indirizzato al Cremlino ma anche ai cittadini russi, chiamati a confrontarsi con una realtà che per anni è sembrata distante. Non sorprende che, per la prima volta, gli Stati Uniti abbiano avvertito i propri connazionali di non recarsi in Russia durante gli attacchi ucraini.

Nella notte, circa 200 droni ucraini hanno attaccato la Russia, raggiungendo anche l'area di Mosca. Sebbene molti siano stati intercettati dalle difese aeree, alcuni hanno colpito obiettivi sensibili, tra cui la raffineria di Kapotnya. A Zhukovsky un drone ha danneggiato un grattacielo, mentre a Lyubertsy un centro fitness e un'area commerciale. I quattro aeroporti di Mosca sono rimasti chiusi, con 8mila persone a terra. Sull'accaduto è scattata la censura per i media moscoviti.

L'attacco segna una svolta nella strategia di Kiev. Da Bruxelles, Zelensky ha rivendicato l'efficacia delle operazioni: "Stiamo colpendo impianti petroliferi e raffinerie con successo", evidenziando l'impatto sulle entrate e sulla macchina militare di Mosca. Quindi l'avvertimento destinato a far discutere: "Non volevamo questa guerra e non l'abbiamo mai voluta. Ma se l'Ucraina brucia, brucerà anche Mosca". La replica del Cremlino non si è fatta attendere. Il consigliere presidenziale Ushakov ha sostenuto che i raid ucraini allontanano qualsiasi prospettiva di incontro tra Putin e Zelensky. Mosca continua inoltre a respingere l'idea che il conflitto stia volgendo a favore di Kiev, e accusa Europa e Usa di aver alimentato le aspettative ucraine con promesse destinate a rimanere sulla carta.

Una lettura opposta arriva però dalla Nato. Da Bruxelles, il segretario generale Rutte ha sostenuto che l'Ucraina sta infliggendo perdite pesanti alla Russia e dimostrando una crescente capacità di colpire in profondità il territorio nemico. "Mosca deve decidere se vuole giocare la partita oppure no". Le parole di Rutte hanno accompagnato un nuovo pacchetto di aiuti. Regno Unito, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Svezia hanno confermato ulteriori forniture militari: Londra invierà 150mila droni entro il 2026 e nuovi sistemi di difesa aerea, Berlino finanzierà missili Patriot e munizioni antiaeree, collaborando alla costruzione di missili intercettori, mentre il Belgio conferma la consegna dei primi F-16 entro fine anno. L'ammontare totale degli aiuti militari ha raggiunto i 4 miliardi di dollari.

Durante il summit in formato Ramstein, Zelensky ha rilanciato il ruolo dell'Ucraina nella sicurezza europea: "Anche voi avete bisogno di noi". Il leader di Kiev vuole entrare nella futura architettura di difesa del continente, forte dell'esperienza maturata, soprattutto nei settori dei droni e delle tecnologie militari. Quindici Paesi collaborano già con l'Ucraina nello sviluppo di capacità industriali e strategiche.

Resta aperto anche il fronte delle sanzioni.

Zelensky sostiene che Trump le consideri strumento di pressione per spingere Mosca verso la fine della guerra. Intanto, mentre si cercano nuovi spazi negoziali con uno scambio di 320 soldati deceduti per parte, Washington prepara ulteriori contatti con il Cremlino attraverso Witkoff e Kushner.

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