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L'Europa promette nuove sanzioni. Volodymyr vuole il via libera ai Patriot

Verso il 22esimo pacchetto. Kiev chiede agli Usa le licenze per produrre i missili

L'Europa promette nuove sanzioni. Volodymyr vuole il via libera ai Patriot
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La scia lasciata nei cieli ucraini dai missili e droni russi nel massiccio attacco sul distretto di Darnytskyi, a Kiev, ha delineato una prospettiva più precisa che riguarda l'Europa e il suo destino di difesa comune come colonna europea della Nato. E se credere a un esercito unico con comando integrato risulta un'iperbole, cresce il numero di Paesi che spingono sull'acceleratore di una politica di sicurezza continentale sempre più agganciata all'Ucraina, alla sua industria e alla volontà di chiudere un conflitto che ha superato per durata l'intero svolgimento della Prima Guerra Mondiale.

Alla vigilia del summit dell'Alleanza atlantica ad Ankara, altri 3,9 miliardi di euro sono stati erogati a Kiev per produrre droni, inaugurando di fatto una nuova strategia. Una fabbrica sarà installata in Lettonia, quasi al confine russo, nell'ambito dei drone deal che Zelensky sta siglando con vari Paesi Ue. Inoltre, per il solo 2026, Bruxelles prevede di destinare 28,3 miliardi di euro al rafforzamento dell'industria gialloblù finanziando la costruzione di sistemi senza pilota, munizioni e tecnologie "dual use". Non sufficiente, per Zelensky, tornato ieri a sperare in aiuti dagli alleati occidentali, attesi dal vertice Nato, per la difesa aerea.

La necessità dell'Europa di creare joint venture più performanti in materia di droni è condivisa. Il nodo dello scudo aereo unisce Ucraina e Ue. E se si arrivasse a una capacità tale da dimostrare a Putin che non può più danneggiare città, condomini e centrali dal cielo, si verrebbe poi a spingere sul tavolo diplomatico. Von der Leyen ripete quindi di volere sostenere l'ingegno ucraino: che ha equipaggiato droni di terra con sistemi d'arma. L'azienda norvegese Kongsberg ha siglato una partnership ad hoc con l'ucraina DevDroid. Un nuovo modello di cooperazione che, per Zelensky, deve fare però un ulteriore passo per dar vita a un ecosistema di sicurezza "occidentale": avere dalla Francia le licenze per produrre in Ucraina missili da crociera Scalp, e si avanza; si tratta per i britannici Storm per colpire fino a 250 km di gittata. Infine l'attacco russo ha riacceso la richiesta già discussa al G7 con Trump: licenze per produrre a Kiev gli americani Patriot.

Pronta a variare anche la strategia europea di erosione dell'economia di Mosca attraverso le sanzioni. Se il 21° pacchetto Ue presentato a giugno da finalizzare entro il 15 luglio a Bruxelles andrebbe a colpire i settori energetico, finanziario, criptovalute e perfino la pesca, introducendo il divieto di importazione per prodotti tra cui il merluzzo, l'Alto rappresentante Ue Kallas ieri ha annunciato un nuovo step punitivo, il 22°, contro ulteriori entità che sostengono il complesso militare-industriale della Federazione. Stessa strategia, ma con la Bulgaria pronta a porre il veto se il patriarca russo Kirill rimarrà nella lista nera. Gli sherpa Ue s'ingegnano per tener testa a una Russia che continua a dar prova di saper aggirare i divieti alla "flotta ombra" che esporta petrolio; aziende basate in Grecia ed a Malta continuano a offrire servizi alle petroliere russe. Un'azione contorta e talvolta contraddittoria, con l'Ue che continua a importare materie prime strategiche: secondo Eurostat, quasi 3.900 tonnellate di terre rare acquistate dalla Russia nel '25.

E alcune servono per costruire quegli stessi armamenti con cui ci si vorrebbe difendere. Kallas sta valutando ulteriori strette sui metalli russi e sul Gnl, ma con pressioni politiche interne per deroghe che evitino di trasformare le sanzioni in un boomerang.

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