Recovery, l'intesa c'è (grazie alla Merkel). Ma l'Italia è in alto mare

Al Consiglio europeo sì di Ungheria e Polonia Conte in panne: sui fondi Ue alleati divisi

La Germania trova un accordo con Polonia e Ungheria, l'Italia festeggia. Se non ci saranno altri intoppi e il risultato raggiunto ieri dopo poche ore di Consiglio europeo a Bruxelles sarà confermato, i circa 209 miliardi del Recovery fund arriveranno in estate come previsto. E come messo nero su bianco, con una buona dose di azzardo, anche nella legge di Bilancio. L'accordo è maturato ieri sera ed è quello preparato martedì dalla presidenza di turno tedesca. Via libera al bilancio Ue 2021-2027 e di conseguenza anche alle risorse extra del Next generagion Eu, quindi al piano per la ripresa dell'economia europea da 750 miliardi di euro. Il compromesso che ha sbloccato la trattativa riguarda il requisito dello stato di diritto per l'accesso ai fondi europei. Secondo la nuova interpretazione per fermare l'erogazione dei fondi servirà il parere della Corte di giustizia europea. Un passaggio in più che di fatto depotenzia il requisito osteggiato dagli Stati con governi sovranisti.

Vince il premier polacco Viktor Orban, che poco prima del vertice dei capi di governo dell'Unione aveva detto di essere «a un centimetro dall'accordo». Incassa anche il premier polacco Morawiecki secondo il quale vanno evitate «decisioni arbitrarie», quindi un ruolo preponderante della Commissione.

Regista dell'intesa, la cancelliera tedesca. «La firma è di Angela Merkel», ha ammesso il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni.

Dunque, bilancio e operazione anticrisi potranno partire dal primo gennaio 2021. I primi esborsi di Next Generation Eu sono previsti non prima dell'inizio dell'estate. Senza intesa, i tempi si sarebbero allungati ulteriormente, fino a sei mesi.

Con gravi danni soprattutto per l'Italia. Che a questo punto, archiviati gli ostacoli internazionali, può solo farsi del male da sola.

Il governo è ancora alla ricerca di un intesa sulla gestione dei fondi europei (82 miliardi di finanziamenti a fondo perduto e 127 di prestiti). La maggioranza ha respinto l'idea di una task force guidata dal premier Giuseppe Conte e dai ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, da sei manager e 300 funzionari. La norma che avrebbe dovuto regolare la governance del recovery italiano non finirà più in un emendamento alla legge di Bilancio. Ma va trovata un'alternativa in tempi non lunghi.

Non a caso ieri lo stesso premier ha salutato l'intesa al Consiglio europeo con un: «Dobbiamo solo correre!». L'Europa ha concesso all'Italia un po' di tempo extra, anche per non alimentare tensioni sulla riforma del Mes, che è oggetto dell'Eurogruppo a Bruxelles. Ma dopo questa parentesi, chiusa con la due giorni europea e l'intesa raggiunta ieri, il governo dovrà decidere in fretta. «Bisogna avere la capacità di rispettare i tempi e le scadenze concordate. Non ci sono al momento scadenze, ma solo la necessità di concentrarsi sulle priorità e sui meccanismi». Il timore dell'Ue, insomma, è che l'Italia, più che fare tardi, faccia male.

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Commenti

Giorgio5819

Ven, 11/12/2020 - 11:50

Un governo di parassiti non può che essere ridotto così.