Renzi ora si vanta di essere cattivo. I dem lo sanno bene "Dietro lo scontro Pd il suo caratteraccio"

Tutti concordano sull'uscita del segretario che in tv si è definito anche "arrogante e impulsivo". E le sue vittime dentro il partito aggiungono: è vendicativo e non perdona

Renzi ora si vanta di essere cattivo. I dem lo sanno bene "Dietro lo scontro Pd il suo caratteraccio"

Roma - Dicono che, «in quei momenti», preferisca la compagnia di una donna. Ma mica per «quella cosa lì». È che la perfidia, la cattiveria, resta un elisir da centellinare, una pietanza che solo assieme a una donna si gusta appieno. Però questo accade quando lui si concede lo svago della narrazione, del resoconto delle «cattive azioni» (peccato non ci metta mai dentro il Jobs Act o la riforma della Costituzione; ma quello riguarda l'arroganza). Quando invece deve agire, programmare, architettare, come nelle migliori gang giovanili che si rispettano, preferisce contornarsi piuttosto dello stuolo di maschietti che hanno introiettato il suo «codice alfa». La corona del Capo, i «disposti a tutto», già definiti manzonianamente da Massimo D'Alema «i bravi».

I bravi e il Ganzo. Matteo Renzi si confessa davanti al faccione imperituro di un Giovanni Minoli traslocato su La7 con armi, bagagli e il medesimo format di trent'anni fa. E per un attimo anche il Pinocchio di Palazzo Chigi sembra vero. Attraversata da non poche smorfie di sforzo, l'Autocritica dell'Autocrate si dipinge più o meno così: «Talvolta sono troppo cattivo, un po' arrogante, spesso impulsivo». Dire che non ce ne fossimo accorti, che l'addebito ci spiazzi, è parola davvero grossa. Qualcosina si sarebbe sospettato fin dalla prima comparsata con il giubbino di pelle alla Fonzie dalla Maria De Filippi. Eppure Fonzie Fonzarelli lo ricordiamo benissimo, era il classico «cattivo simpatico», un po' mascalzone sì, ma anche grande di cuore. Invece Matteo non si nasconde, corrugando le tante rughe affiorate in questi due anni di Crucis, che «i buoni sono più simpatici, lo so» e dedica all'esercizio della conversione ogni giorno un po' di se stesso. Con scarsi risultati, in questo caso proprio come l'idolo Fonzarelli quando non riesce a dire «ho sbagliato». E dunque Renzi si rassegna: «È un po' faticoso».

Eppure lo sanno in tanti, quanta fatica costi al Capo redimersi dall'animaccia nera del Toscano che suggerisce le «peggio cose». Tipo la gestione di una corte che lo teme e lo idolatra, come tutte le corti da che mondo è mondo.

Vendicativo è vendicativo, confermano non solo i malcapitati finiti sotto i cingoli, quanto le analisi dettagliate dei fatti accaduti nel passato, recente e meno recente. Prendete il Lapo Pistelli, di cui Renzi fu segretario portaborse per un annetto. Fatto fuori con dolo in Toscana, a Firenze e persino in politica, visto che il poveretto, un giorno non si sa perché (sicuramente per sbuffo di cattiveria fina) insignito di carica vice-ministeriale, ha preferito dimettersi per andare a lavorare all'Eni come tutti i comuni mortali, piuttosto che ricevere elemosina dal crudele (ex) curatore d'agenda. E che dire di Matteo Richetti, un Antemarcia, che per peccatucci veniali e (forse) mancanza d'ossequio è stato relegato in cono di pece nera per quasi due anni? Viveva in stato di tranche, fino alla «riabilitazione» della Leopolda 7 (un sequel dell'orrore). Non citeremo qui le somme cattiverie delle rimozioni in casa giornalistica (Porro, Giannini, Berlinguer), così come i cambi di cavalli in corsa (i tanti manager e collaboratori usati, spremuti e lasciati cader via). Alessandra Moretti, che pure fu bersaniana, oggi ne subisce l'indiavolato fascino: «Di cattive azioni ne ho subite tante. Ma da Matteo mai. E poi un po' di sana cattiveria ci vuole: significa essere determinati, avere coraggio... Per raggiungere obbiettivi bisogna esser spietati, detto tra virgolette».

E tra virgolette che ingraziosiscono senz'altro quello che altri definiscono, in privato, «caratteraccio», duole ammettere che le donne lo subiscano con passione, mentre la sua «asprezza, certa spigolosità, il parlare diretto senza tirarsi indietro» (Laura Puppato) ne fanno assai indigesto compagno, per i «compagni che sbagliano» (secondo lui). Matteo «ricorda esattamente chi gli è stato vicino e chi no, non guarda in faccia a nessuno». Specie quando deve attaccar briga. «Molto dello scontro interno si deve all'infimo caratteraccio», sussurrano da entrambe le sponde Pd. Intenti a raccoglier cadaveri che passano, e in attesa di quello grosso.

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