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Politica

“Report è diventato un potere parallelo e fuori controllo”

“Non esiste un metodo Ranucci, esiste un metodo Report che era già in auge ai tempi della Gabanelli”

Esposito

Quando Stefano Esposito, esponente di punta del Pd torinese, nel 2019 venne fatto a pezzi in una puntata di Report, basata su una inchiesta giudiziaria da cui poi venne totalmente assolto, l’inviata di Sigfrido Ranucci che lo intervistò e firmò il servizio era Claudia Di Pasquale. Ovvero la redattrice che ora è stata designata a condurre la trasmissione.

Che effetto le fa sapere che proprio lei prenderà il posto di Ranucci?

«Sono felice e speranzoso. Proprio perché me la ricordo bene: fu lei a venire a Torino a farmi una intervista di quaranta minuti di cui ne mandarono in onda uno e mezzo tagliuzzati e adattati a dimostrare la mia colpevolezza di crimini esecrabili. Ecco, quando ho saputo ho pensato: adesso troverà il tempo di fare un altro minuto e mezzo di servizio per dire che non era vero niente. Per dire che sono stato assolto, e che una sentenza della Corte Costituzionale disse che l’indaginefu preordinata».

Pensa che lei lo farà?

«Sarebbe utile a Report, servirebbe a ridare una credibilità a una trasmissione che ormai ne ha veramente poca, chiunque la conduca».

Il metodo Ranucci sopravviverà a Ranucci?

«Non esiste un metodo Ranucci, esiste un metodo Report che era già in auge ai tempi della Gabanelli. È il metodo che spaccia per giornalismo d’inchiesta un giornalismo che punta solo a dimostrare a tutti i costi la veridicità di tesi prefissate. Il giornalismo d’inchiesta è un caposaldo della democrazia e ha diritto di scavare ovunque. Ma ovunque davvero. Non solo alla caccia dei nemici, di chi non è dello schieramento giusto, non per raggiungere un obiettivo prefissato. Abbiamo assistito in questi anni alla trasformazione di Report in un potere parallelo e fuori controllo. Basta vedere cosa succede in questi giorni».

Cioè?

«Quando mai si sono visti giornalisti e inviati di un programma pretendere di designare un direttore di loro gradimento? Qui siamo alla trattativa Stato-Report... È la conferma che lì dentro non c’era un ambiente normale, sembra che stiano difendendo chissà quale fortino. Sui giornalisti di Report non do alcun tipo di giudizio personale nè professionale. Mi limito a ricordare che si tratta di persone pagate con i soldi dei contribuenti. Col canone che per motivi che mi sfuggono vengo costretto a versare allo Stato contribuisco a pagare il loro stipendio. Capirà che mi senta preso in giro».

Gli intervistati di Report sono aggressivi o suadenti...

«Con me fu gentilissima. Ma il problema non è se sei gentile o aggressiva, ognuno ha il suo carattere e le sue tecniche. Il guaio è come poi utilizzi il materiale girato. Io ho risposto a tutte le domande, e oltretutto nell’unico modo in cui potevo rispondere perché lei ne sapeva molto più di me. Mi mise sotto gli occhi un avviso di garanzia che io non avevo ancora ricevuto, dove si diceva che un mio amico era indagato per mafia. Solo quando vidi il programma capii che l’obiettivo era collegare insinuazioni sulla mia colpevolezza intrecciando la mia vicenda alle Olimpiadi di Torino per arrivare a dire che anche le Olimpiadi di Milano che si sarebbero tenute sette anni dopo erano a rischio di infiltrazioni mafiose. Roba da matti. Ma ci sono andato di mezzo io».

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