Ancora, in America, l'endorsement di Donald Trump rimane "la forza più potente in politica", come ha ricordato Ken Paxton martedì sera, nel celebrare la sua vittoria nelle spareggio delle primarie repubblicane in Texas. L'appoggio del presidente, giunto appena una settimana prima, è stato decisivo per superare il senatore uscente John Cornyn, preferito dall'establishment del partito nello Stato e a Capitol Hill. Il successo di Paxton, procuratore generale del Texas, figura segnata da numerosi scandali, sopravvissuto a un tentativo di impeachment e a un divorzio per infedeltà coniugale, ma schierato su posizioni Maga rispetto al tradizionale Cornyn, è l'ultimo atto della "vendetta" di Trump contro i candidati repubblicani meno allineati con la sua agenda politica.
Le altre vittime eccellenti, tra le tante di questa prima stagione di primarie, sono stati il senatore della Louisiana Bill Cassidy e il deputato del Kentucky Thomas Massie, entrambi "colpevoli" di scarsa fedeltà, se non di aperta opposizione nei confronti del tycoon. Eppure, la conferma della trasformazione del Gop nel "partito di Trump" rischia di costare cara ai Repubblicani nel voto di midterm, allontanando ulteriormente i moderati, gli indipendenti e i Latinos. Stando ai sondaggi, questo elettorato ha già da tempo abbandonato Trump, deluso dagli scarsi risultati in economia, dagli eccessi delle politiche anti immigrazione e dall'impennata dei prezzi dovuta alla guerra contro l'Iran.
Non è un caso che la vittoria del controverso Paxton sia stata celebrata dai Democratici come propria, in vista delle elezioni di novembre. L'astro nascente dei Dem in Texas, l'ex seminarista James Talarico, ha ora la possibilità di strappare, dopo decenni, il seggio senatoriale ai Repubblicani e ribaltare gli equilibri nella Camera Alta del Congresso. A certificarlo è l'organismo indipendente Cook Political Report, che ha subito rubricato il seggio senatoriale del Texas da "tendenzialmente Repubblicano" a "contendibile". Senza contare, come lamenta l'establishment repubblicano, la quantità di risorse finanziarie che il partito dovrà riversare in Texas per fronteggiare l'offensiva Democratica in un'elezione altrimenti scontata. Per dare un'idea, nelle sole primarie repubblicane sono già stati spesi 88 milioni di dollari. Le più costose di sempre. Lo stesso scenario, per il Partito di Trump, rischia di riproporsi in altri collegi, sia per la Camera dei Rappresentanti sia per il Senato, nei quali i candidati Maga graditi al presidente si confronteranno con gli avversari democratici che, se avranno imparato la lezione, eviteranno di trasformare il voto in un referendum sul presidente, puntando su temi concreti, a cominciare dal carovita e dall'inflazione.
Il tycoon non sembra però preoccupato. "Risultati incredibili, sono il preludio del voto di midterm", ha commentato ieri, confondendo la sua presa sui fedelissimi Maga che hanno affollato le primarie di partito col più vasto elettorato nazionale che si recherà alle urne a novembre.
Da qui all'insediamento del prossimo Congresso, peserà inoltre contro Trump l'ormai "liberi tutti" dei deputati e senatori repubblicani uscenti sconfitti nelle primarie. Il senatore Cassidy, senza ormai più nulla da perdere, si è già schierato con i Democratici nel chiedere lo stop ai poteri di guerra del presidente e la fine della guerra contro l'Iran. Altri lo seguiranno.