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Per il rogo di Crans i morti salgono a 41. Insorgono i familiari: "Autorità assenti"

L'ultimo decesso di un 18enne svizzero. I genitori: "Aiuto solo da Italia e Francia"

Per il rogo di Crans i morti salgono a 41. Insorgono i familiari: "Autorità assenti"
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Aveva 18 anni la 41esima vittima del nel rogo di Crans-Montana. Il giovane, di nazionalità svizzera, è deceduto sabato in un ospedale di Zurigo, si legge in uno stringato comunicato della Procura di Sion, che aggiunge: "Non saranno rilasciate ulteriori informazioni in questa fase delle indagini".

Un mese dopo la tragedia di Capodanno di Crans-Montana, le famiglie delle vittime alzano la voce per denunciare la frustrazione rispetto all'inchiesta aperta per omicidio lesioni e incendio colposi e portata avanti dalla Procura elvetica tra le critiche internazionali. Lamentano anche la scarsa assistenza da parte delle autorità svizzere. Nella marcia commemorativa di Lutry di sabato sera sventolavano slogan come "Giustizia e verità", ma anche alcuni con parole più dure, "menzogna", "mafia" e "corruzione". Hugues Blatti, padre di un 18enne rimasto gravemente ferito e ricoverato in coma, ha lamentato "contatti quasi assenti" con le autorità federali. "Al contrario, il Consolato italiano si è subito attivato, così come la Francia", ha raccontato, riferendo anche di un colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron da cui ha ricevuto sostegno. Invece "per quanto riguarda la Svizzera, non c'è alcun contatto diretto con la Confederazione".

E poi, pur riconoscendo che il Cantone Vallese e la Confederazione si sono mossi per i sostegni economici, i familiari denunciano tempi e cifre non adeguate all'urgenza e alla portata della tragedia. Ieri Papa Leone, in occasione della messa di trigesimo in suffragio delle vittime, si è rivolto alle famiglie: "In queste ore in cui le vostre anime sono trafitte non solo dalla sofferenza, ma anche dall'incomprensione e dal senso di abbandono", ha detto il Pontefice invocando "la speranza di rivedere un giorno coloro che avete perduto, la speranza anche che, anche quaggiù, un nuovo giorno sorga per voi e che la gioia torni nei vostri cuori".

La richiesta delle parti civili a chi indaga è che si arrivi fino in fondo ad accertare la catena delle responsabilità.

E si apre un'altra settimana di interrogatori alla procura di Sion che ha esteso l'indagine ai funzionari del comune di Crans-Montana, seppur un mese dopo la strage e senza alcuna perquisizione o sequestro nell'immediatezza della tragedia.

Indagati Ken Jacquemoud e Christophe Balet, il vecchio e l'attuale responsabile per la sicurezza pubblica. Il primo sarà sentito il 6 febbraio, il secondo l'11. I pm vogliono capire le ragioni dei mancati controlli, perché si siano fermati al 2019, perché nessuno abbia fatto rilievi sulla schiuma acustica montata personalmente da Jacques Moretti sul soffitto del locale, perché soprattutto non siano stati fatti ogni anno come era previsto dalla legge. E l'11 e il 12 febbraio toccherà di nuovo ai gestori del Constellation ripresentarsi in Procura. Sono stati convocati per essere interrogati per la terza volta.

Intanto si attendono passi concreti per avviare la squadra investigativa comune tra Italia e Svizzera, dopo che

quest'ultima ha formalmente accolto la richiesta. Non è chiaro quando gli uomini della squadra mobile e dei vigili del fuoco potranno raggiungere Crans. A metà febbraio è fissato l'incontro tra i pm romani e quelli elvetici.

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