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Russiagate, in arrivo i primi arresti

Rischiano l'ex capo della campagna elettorale di Trump, l'ex consigliere e il genero

Russiagate, in arrivo i primi arresti

New York - È il momento della verità sul Russiagate: in queste ore è attesa la prima svolta sul caso che turba il sonno di Donald Trump da quando ha messo piede alla Casa Bianca. Un giudice federale si appresta a formulare i primi capi d'imputazione nell'ambito dell'indagine condotta dal procuratore speciale Robert Mueller sui legami tra gli uomini del tycoon e Mosca, e già oggi potrebbe scattare un arresto. Mentre a Pennsylvania Avenue cresce la tensione e l'entourage del presidente americano tiene la bocca cucita, Trump sceglie come di consueto Twitter per ribadire che le collusioni con la Russia «sono false, non esistono». È solo una «caccia alle streghe» messa in piedi dai democratici. Poi, torna ad attaccare l'ex rivale Hillary Clinton e il suo partito, invitando a proseguire le indagini sui dossier fasulli a suo dire ordinati dall'ex candidata dem, sull'emailgate, sull'accordo dell'uranio con Mosca, «e su molto altro...».

Sul fronte Russiagate, per ora rimane il massimo riserbo sull'identità delle persone coinvolte, così come sui capi d'accusa. Tra chi rischia grosso, però, c'è l'ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, tra i primi finiti nel mirino di Mueller, e che lo scorso luglio ha ricevuto a casa sua un blitz a sorpresa dell'Fbi. Così come l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, che ha nascosto i contatti con l'ex ambasciatore russo a Washington ed è stato costretto alle dimissioni in febbraio. Ma i media Usa hanno tirato in ballo anche il genero e consigliere di Trump Jared Kushner, marito di Ivanka. In ogni caso la notizia, svelata per prima dalla Cnn, potrebbe scatenare una bufera a Washington dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e i repubblicani cercano di correre ai ripari. Un gruppo del Grand Old Party alla Camera sta tentando di delegittimare il procuratore speciale accusandolo di aver violato il silenzio sull'inchiesta, lasciando che la notizia dell'imminente incriminazione trapelasse. «Proprio come Comey e la Cnn», twitta l'ex consigliere della Casa Bianca Sebastian Gorka, sottolineando che dovrebbe essere licenziato. Altri, invece, puntano il dito contro Mueller per un presunto conflitto di interessi, data la sua vicinanza con l'ex direttore dell'Fbi James Comey, silurato da Trump in primavera. «Il codice federale non potrebbe essere più chiaro: Mueller è compromesso dal suo apparente conflitto di interesse per la vicinanza con Comey», afferma il deputato Gop dell'Arizona, Trent Franks. «Il procuratore speciale deve stare molto, molto attento a fare in modo che la gente non pensi che abbia conflitti d'interesse, e che la sua integrità non sia messa in discussione», precisa da parte sua il governatore del New Jersey, Chris Christie. Il tutto mentre Trump deve affrontare anche un crollo della popolarità. Secondo un sondaggio di Nbc e Wall Street Journal, infatti, solo il 38% degli americani approva il lavoro svolto finora, mentre il 58% boccia il suo operato, la percentuale più bassa mai registrata da un presidente in epoca moderna nei primi nove mesi di mandato. Tra i predecessori, nello stesso periodo, George W. Bush era all'88% (contando l'effetto degli attentati dell'11 settembre) Barack Obama al 51% e Bill Clinton al 47%. Se lo zoccolo duro della base elettorale di The Donald resiste, il tycoon perde terreno tra gli indipendenti e tra i maschi bianchi non laureati, due categorie che hanno contribuito in maniera determinante alla sua vittoria lo scorso 8 novembre.

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