Sì allo sblocco generale, monitorata la curva dell'epidemia. In Veneto basta mascherina, in Lombardia sì a palestre e piscine, in Toscana alle seconde case

Si riapre tutti il 3 giugno. Il governo ha deciso, anche se sono le Regioni il vero motore della ripartenza e della riapertura.

Sì allo sblocco generale,  monitorata la curva dell'epidemia. In Veneto basta mascherina, in Lombardia sì a palestre e piscine, in Toscana alle seconde case

Milano Si riapre tutti il 3 giugno. Il governo ha deciso, anche se sono le Regioni il vero motore della ripartenza e della riapertura. Facendo leva sugli esiti positivi del monitoraggio condotto dall'Istituto superiore della sanità, i governatori ieri hanno proseguito la loro discreta pressione su Roma, inducendo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a convocare a Palazzo Chigi i capidelegazione della sua maggioranza e i ministri più coinvolti nella decisione, vale a dire i titolari di Sanità, Interno e Affari regionali: Roberto Speranza, Luciana Lamorgese e Francesco Boccia. Alla fine è maturata l'idea di consentire gli spostamenti previsti: «Il Decreto legge vigente prevede dal 3 spostamenti infraregionali - ha detto Speranza alla fine - Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti. Monitoreremo ancora nelle prossime ore l'andamento della curva».

Si riapre e si riparte. Due mesi fa, nei giorni del picco di morti e ricoveri, furono Lombardia e Veneto a spingere su Roma per ottenere provvedimenti restrittivi. Due mesi dopo, sono ancora le Regioni ad aprire consistenti spiragli di normalità. Lo strumento è lo stesso: le ordinanze. Palazzo Lombardia, ieri, ha lavorato a un nuovo provvedimento alla firma del presidente Attilio Fontana, che prevede la riapertura il 1° giugno di palestre, piscine e circoli ricreativi e il 15 di centri per l'infanzia e l'adolescenza e attività di spettacolo. Confermato l'obbligo di mascherine. L'ordinanza era tecnicamente necessaria per l'imminente scadenza (domani) della precedente, ma certo rappresenta un bel segnale. L'unica incognita, l'unico possibile ostacolo, era rappresentato dal punto interrogativo dei dati in arrivo dall'Istituto superiore di sanità, ma gli scienziati hanno confermato che «non vengono riportate situazioni critiche». E a Palazzo Lombardia, l'intervento dell'Iss era stato subito letto come una sorta di possibile «via libera» anche in vista della fatidica data del 3 giugno, giorno in cui dovrebbero appunto riprendere i «normali» spostamenti fra Regioni.

Intanto il governatore Vincenzo De Luca ha annunciato che la Campania pensa di «fare il tampone a tutto il personale scolastico, docente e non docente» perché non si può aprire le «scuole senza aver fatto uno screening di massa». E sempre ieri, il presidente della regione Puglia Michele Emiliano ha firmato l'ordinanza con cui si autorizza la ripresa di stage e tirocini curriculari e degli esami finali delle attività formative, qualora sia prevista una parte pratica che non possa essere svolta a distanza. Altri passo avanti anche in Veneto, dove in certi casi dal 1° giugno si potrà cominciare a stare senza mascherine. Anche qui lo ha stabilito un'ordinanza del presidente Luca Zaia: «Non si utilizzano più le mascherine obbligatoriamente - ha sottolineato - ma solo nei luoghi chiusi e dove c'è assembramento all'aperto». Zaia ha anche riaperto le case di riposo, sia ai visitatori sia come presa in carico degli ospiti. Sbloccata infine la partita dell'offerta termale. «Le terme sono un circuito importante da un punto di vista economico».

Per restare sul terreno dell'economia, Confcommercio Milano ieri aveva avvertito che «la riapertura dei confini regionali e la libera circolazione internazionale sono fondamentali per non infliggere un ulteriore, durissimo colpo alle prospettive di ripartenza». Gli operatori di tutta la Regione erano allarmati dalla prospettiva che la Lombardia potesse restare «chiusa più a lungo di altre regioni» o «che l'Italia possa essere esclusa dai prospettati corridoi turistici a livello internazionale». È chiaro che un'apertura a «macchia di leopardo» sarebbe stato quanto di più scoraggiante per i potenziali turisti esteri. Anche il governatore ligure Giovanni Toti era stato molto chiaro: «Tutte le Regioni dovrebbero riaprire» - aveva detto a Tagadà - «dobbiamo riaprire tutto a esclusione di ciò che il Governo ha già previsto che possa ripartire dal 15 giugno. Se non riapriamo la Lombardia, la Liguria e il Piemonte non stiamo parlando di niente, è il triangolo industriale del Paese». Più cauto, aveva ipotizzato un rinvio il toscano Enrico Rossi, che pure aveva già indicato in un'ordinanza il possibile accesso alle seconde case dal 3 giugno (dopo aver ammesso il rientro solo per chi avesse in Toscana il suo medico di famiglia). Rossi aveva definito «ragionevole» aspettare «un altro po' tutti», ma si era detto «contrario alle guerre fra Regioni», bocciando apertamente l'idea del patentino sanitario («non sta né in cielo, né in terra»), mentre la governatrice della Calabria, Jole Santelli, si era augurata «che si stia andando verso una riapertura nazionale, complessiva del Paese».

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