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Sabotaggi alla Tav e raid violenti: smantellata la cellula anarchica

Cinque in cella, due ai domiciliari. Riunioni in luoghi "sicuri" e per il via libera la frase "Pinguino ok". L'allarme dopo il Brennero: sequestrati manuali per ordigni

Sabotaggi alla Tav e raid violenti: smantellata la cellula anarchica
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L'attentato del 14 febbraio alla linea ferroviaria dell'alta velocità Roma-Firenze, che ha causato quasi mezzo milione di danni, ha trovato "paternità". Come anticipato da Il Giornale il 13 giugno, che ha rivelato l'ultima rivendicazione sul sabotaggio della linea ferroviaria del Brennero, la tensione era altissima. Ieri sono state eseguite, con il plauso anche del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, 7 ordinanze di misura cautelare (5 in carcere e 2 ai domiciliari) e sono state effettuate altre 11 perquisizioni. All'esito delle indagini è emerso che a piazzare materialmente l'ordigno sono stati Nico Aurigemma e Micol Marino, che avrebbero agito col favore delle tenebre, uscendo dal retro del centro anarchico romano Bencivenga, da cui la zona dell'attentato si raggiunge in pochi minuti. Tutti i destinatari di misure cautelari sono accusati di aver costituito e organizzato una compagine criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione. Tra gli obiettivi della cellula individuati dagli investigatori c'è il rilancio della mobilitazione in favore del "compagno" Alfredo Cospito. Il Bencivenga è stato sgomberato, non senza tensioni, durante l'operazione condotta ieri mattina: era uno dei lori punti di riferimento, a cui è legato anche il casolare isolato di Vicovaro (nella pressi di Roma), dove gli anarchici si sono incontrati clandestinamente nell'estate 2025 per non essere intercettati, bruciando anche gli appunti presi durante le riunioni. Per anni il casolare è stato utilizzato da esponenti del Bencivenga ed era noto agli investigatori, che qui hanno introdotti i sistemi di intercettazione, filmando e registrando le riunioni degli anarchici. Ma nel tempo si sono incontrati anche in altre località del centro Italia. Avevano un sistema di comunicazione "sicuro" per non essere intercettati: usavano una mail comune e si lasciavano messaggi in bozze; qui si aggiornavano anche sui luoghi di incontro segreti, confermati dalla frase in codice "Pinguini tutto ok". Per non dare adito a sospetti avevano anche deciso di "incastrarsi in giro per l'Italia" in modo tale da comunicare a voce. Al centro degli incontri c'erano la causa di Cospito, ma anche le modalità operative e organizzative della cellula dopo la prima decapitazione dei vertici. Hanno effettuato anche un calcolo del rischio nel dare eccessive informazioni nei testi delle rivendicazioni. Un rischio che però è stato accolto in nome di un bisogno superiore, quello di fare proselitismo e accogliere nuove leve. A tal proposito, tra gli indagati circolava un manuale addestrativo illustrato di origine tedesca che spiega nel dettaglio come costruire un ordigno affidabile per chi lo confeziona: "Se utilizzate col necessario rispetto, queste ricette non saranno più pericolose di una grigliata", si legge nel libercolo. Elemento fondamentale è il funzionamento del timer perché "la mancanza dell'accensione non solo provoca il fallimento dell'azione, ma fornisce anche agli inquirenti parecchie informazioni utilizzabili". Un manuale, rinvenuto anche nelle perquisizioni, diffuso tramite i canali d'area, dove i fruitori venivano messi in guardia: "Qualsiasi sbirro ti potrebbe denunciare, o peggio arrestare per il solo possesso di questi manuali". "Con grossa fatica ma qualcosa bisogna fare Costringere un po' lo Stato a fa i conti Che tenere un anarchico in 41-bis è comunque aver rotture di scatole", si legge in una delle intercettazioni.

Per il Gip "in vista della scadenza/rinnovo del regime di 41-bis" di Cospito è plausibile che "gli indagati decidano di tornare a colpire con maggiore vigore, con azioni di maggiore impatto pubblico". Ed è questo il pericolo più grande.

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